venerdì 26 giugno 2020

Alcune sagge considerazione ricevute dal Prof. Enzo Mancini.


San Carlo Magno

Ho letto con interesse l’articolo di Giorgio Rapanelli, con cui concordo in parecchi punti, ma non in tutti.  Che volete, “tot capita, tot sententiae”.  Ad esempio mi preoccupa che la disputa, innescata dal prof. Giovanni Carnevale col binomio “ san Claudio – Aquisgrana”,  acquisti una deriva politica. Perché san Claudio al Chienti appartiene a tutto l’arco parlamentare,  ai credenti come ai non credenti. Mi rendo conto comunque che, specialmente ai nostri giorni,  è impossibile per uno storico non scantonare ogni tanto in politica. Io personalmente non sono schierato perché so che la politica non è pane per i miei denti, non ne sono all’altezza, non ci capisco. A me non sembra diverso dal fare tifo per una squadra di calcio o per un’altra.

Sono anch’io convinto che chi appoggia la teoria di don Carnevale non debba vedere nella controparte tedesca o francese un acerrimo nemico da abbattere. Per ricostruire una storia medioevale plausibile abbiamo assoluto bisogno dell’aiuto della Germania e della Francia.  E’ un dato di fatto che gli Italiani i documenti non li sanno conservare, e neanche i monumenti, al contrario di quanto sanno fare oltre le Alpi. Se poi penso ai tanti misteri italiani,  ai fatti e fattacci accaduti nel corso della mia vita… penso sia più semplice  ricostruire la verità sulla storia del medioevo  che di quella contemporanea. Però, ritornando ad Aquisgrana,  sono stupito del fatto che Tedeschi e Francesi  continuino imperterriti  ad ignorare la teoria del prof. Carnevale.  Salvo qualche rara eccezione, come Angela Raestrup, che conferma la regola. Non sta a cuore anche a loro sapere come effettivamente  si è svolta la loro storia, che è inestricabile dalla nostra?

In Vaticano si sono lamentati del mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, ma ben gli sta. Per favorire il costituirsi dello stato Pontificio hanno contribuito parecchio agli incendi degli archivi nostrani, per interessi politici. E per interessi politici  Carlo Magno fu dichiarato santo, con la benedizione di Pasquale III , un antipapa. Il grande Carlo era un credente, ma santo proprio no. Come si può fare santo un uomo, volendo usare i termini di  Umberto Eco ne ” Il nome della rosa” ,  la cui verga veniva soddisfatta praticamente ad ogni erezione, o dalla moglie legittima o da chi per lei.  Se lo poteva permettere e se lo permetteva. Non posso non ricordare a questo punto la canzone scritta da Paolo Villaggio e cantata da Fabrizio de André, Carlo Martello:  “ Alla donna apparve un gran nasone, un volto da caprone, ma era sua maestà! “  Penso poi che il ripudio della prima moglie, che non si chiamava né Ermengarda né Desiderata,  ma probabilmente Berterada,  sia dovuto al rifiuto della figlia di Desiderio del menage sessuale dell’augusto marito; la principessa longobarda era probabilmente troppo orgogliosa per sopportare in silenzio la gran quantità di corna che l’illustre consorte gli procurava senza troppi scrupoli.

Stranamente Alcuino di York , che si è meritato ampiamente l’aureola di santo,  è rimasto a tutt’oggi solamente beato. Carlo, nipote di Carlo Martello,  non era santo ma sapeva scegliere le persone giuste e metterle al posto giusto.  Non sapeva scrivere, è vero, ma non lo si può considerare come un analfabeta e un ignorante.  Non aveva bisogno di scrivere, lui dettava a chi sapeva scrivere; ma capiva e parlava almeno quattro lingue. Ma l’onore di essere considerato il padre dell’Europa io lo attribuirei di più ad Alcuino di York  che al sire Carlo di Aquisgrana.  Perché fu Alcuino ad organizzare la didattica nei territori carolingi, avendo usufruito degli insegnamenti del Venerabile Beda, anche se non direttamente.  Fu Alcuino  a porre il seme da cui nacque l’Università,  prima nella Francia Picena,  poi nel resto dell’Italia, poi nel resto dell’Europa.

Forse ho concentrato un po’ troppo i miei convincimenti in poche frasi, ma ricordo che da studente  ai miei professori non dispiaceva la mia capacità di sintesi.

Mancini  Enzo                        Macerata 25 giugno 2020  

martedì 9 giugno 2020

Giorgio Rapanelli presenta ai soci un Carlo Magno difensore della cristianità e artefice della rinascenza culturale

Giorgio Rapanelli pone le seguenti interessanti riflessioni a i soci del Centro Studi che ritengo possano interessare anche ai nostri simpatizzanti:

CARLO MAGNO, IL SACRO ROMANO IMPERO, I MONASTERI, IL PAPATO
Cari Associati e care Associate del Centro Studi San Claudio al Chienti,
pongo una domanda: se Federico Barbarossa non avesse smantellato le parti asportabili della Cappella Palatina di San Claudio, portandole seco in Germania ed infine ad Aachen, dove costruì in gotico una  Cappella Palatina ove porre la scheletro di Carlo Magno, facendola diventare luogo di culto del “suo” Sacro Romano Impero, il nome e la Storia di Carlo Magno sarebbero giunti fino a noi?
Noi sappiamo di Carlo dai pochi documenti rimasti. Ad esempio, lasciandoci vuoti di interpretazione, non sappiamo i tempi e le strade percorse negli spostamenti nel suo impero. Sappiamo invece che egli, per intuizione mentale, o per ispirazione divina, favorì la fondazione di innumerevoli monasteri benedettini, concedendo loro terre, diritti, rendite e la possibilità di espandersi. I monasteri diventarono  luoghi non solo di preghiera e di meditazione, ma pure di lavoro, di studio in diverse scienze, derivanti dai documenti in latino e greco salvati dalle distruzioni barbariche; documenti  che venivano archiviati e riprodotti dai monaci amanuensi.  In seguito, grazie ai monasteri, si crearono scuole, università, ospedali, ricoveri per viandanti, ospizi, orfanatrofi, lebbrosari. Tutte le moderne teorie sociali e le ideologie poggiano su quanto i monasteri – e la stessa Chiesa – hanno costruito come società e mantenuto per secoli, non ultimo  il senso religioso della vita. Che, perdendolo in una visione materialistica, oggi siamo allo sbando mentale,  politico e socioeconomico.
Carlo difese il Papato e la Gerarchia centrale e periferica da nemici interni ed esterni.  Questa struttura religiosa e spirituale era il “dato stabile” su cui si fondava il Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Purtroppo, dopo la sua morte, iniziò la dissoluzione del  Sacro Romano Impero. Occorsero secoli per la sua fine politica. Mentre, invece, rimaneva efficiente la struttura religiosa e spirituale che si era stabilizzata  all’interno del Sacro Romano Impero, impersonata dalla Chiesa. E quando l’Impero ereditato da Carlo Magno si dissolse del tutto, rimase intatta la struttura della Chiesa con la sua estensione e con i diversi livelli di inserimento nella nuova struttura sociale rappresentata dai liberi Comuni, che si erano nel frattempo formati..
Carlo Magno era un credente. Seppure analfabeta, ma colto nella conoscenza dei testi sacri e della liturgia, aveva le idee chiare su come strutturare il suo impero utilizzando la Chiesa, spirituale, saggia ed erudita. Seppure non riconosciuto come tale dalla Chiesa, in tempi successivi, l’imperatore fu fatto “santo” da un Antipapa.  Santità a parte, senza Carlo Magno non avremmo avuto questa civiltà e la prima, seppure temporanea, idea di Europa, rappresentata all’epoca dall’estensione e dai confini dell’impero carolingio.
Come ho già scritto in passato, alla nostra attività storica e archeologica, grazie al professore Giovanni Carnevale, manca quella parte che non rende morta la Storia, insieme alle pietre carolingie della Cappella Palatina e delle altre basiliche, chiese e monasteri. Manca, ad esempio, uno scritto che ci parli dei monasteri carolingi, della loro opera e della loro evoluzione come collante tra le diverse popolazioni dell’Impero.. Perché questa è la parte spirituale, se così vogliamo chiamarla, su cui fondiamo la nostra civiltà attuale, che esiste, che vibra sommessamente, poiché la parte eterica con le sue vibrazioni elettromagnetiche esiste e deve essere rimessa in moto…  Per secoli, pure se Aachen non era la vera Cappella Palatina, le popolazioni tedesche, a fini politici e con motivazioni di fede, hanno mantenuto “sveglie” le vibrazioni eteriche del Sacro Romano Impero, che hanno coinvolto – non a caso – il nostro professore Giovanni Carnevale.  Spingendolo ad indagare, a scoprire, a coinvolgere nelle propaganda e nella ricerca altre persone, che non a caso sarebbero  qui oggi.
Questa mia opinione coinvolge una nostra associata tedesca: Angela Schulze Raestrup, di professione medico. Non è stato un caso che Angela abbia conosciuto le tesi del professore Carnevale, che lo abbia poi incontrato, che abbia credute come vere quelle tesi e che le stia propagandando in Germania. Consiglierei, con ciò, il Centro Studi di non rimanere con Aachen e con il popolo tedesco in una posizione di rivalsa, o con un sentimento di rivalità. Dobbiamo avere invece un sentimento di amichevole confronto, riconoscendo ciò che hanno fatto per il nostro imperatore Carlo Magno. Di cui siamo beneficiari ed eredi ideali.
L’Abbazia di San Claudio non può più rimanere una parrocchia di campagna. Come è invece nelle intenzioni di collaboratori parrocchiani che intendono strumentalizzare la parrocchia, pur facendo alcuni parte – nel ruolo di iscritti, collaboratori e sostenitori - di una forza politica come il Partito Democratico, che ormai apertamente è anticattolica, con tutte le sue proposte parlamentari che contrastano con i “principi non negoziabili” della Chiesa Cattolica (leggi: utero in affitto, divorzio, aborto, Gender nelle scuole per pervertire la mente degli individui fin dalla più tenera età con attività sessuali e omosessuali, sostegno aperto a LGBT-movimento di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, proposta di legge contro l’omofobia, che, diventata legge, condannerebbe un sacerdote, qualora dal pulpito citasse “lettera ai romani” di San Paolo in merito a sessualità, adulterio e omosessualità… ed altre iniziative politiche contrarie ai Vangeli e alla Bibbia).  In effetti, questi cattolici eretici – in buona fede, secondo loro e in forma mentale acritica - sono infiltrati ai vari livelli del Corpo Mistico del Cristo per creare scandalo e distruggerci, “inducendoci in tentazione”, qualora fossimo dubbiosi: è una tecnica che – da militante comunista, materialista storico e nemico della Chiesa – conoscevo molto bene…  Diversi - e a diversi livelli di competenza - sono i motivi perché quel Partito  ce l’abbia con il Centro Studi San Claudio al Chienti. Infatti, è noto - e con testimonianze - che il PD provinciale fece annullare  anni fa il piano di finanziamento da parte di alcune Istituzioni per un documentario su Aquisgrana in val di Chienti, da realizzarsi mediante una nota casa internazionale di produzione televisiva… Quindi, il problema che si oppone al Centro Studi è pure “politico”. Ci sarebbero, però, pure attenzioni “politiche” da parte di altri partiti di Centrodestra sull’argomento da noi trattato. Purtroppo, la cosa non è ancora ben compresa all’interno del Centro Studi.
Oltre e al di là della Cappella Palatina, l’Abbazia è un luogo “luminoso”.   Esistono ruderi di antiche chiese, le quali, seppure sconsacrate, ancora emettono vibrazione eteriche, dovute pure alla costruzione sul luogo di convergenza di forze presenti nel sottosuolo, che venivano individuate da chierici dotati di poteri… Nella costruzione di nuove chiese, oggi, andiamo un po’ a caso. Ma l’Eucaristia che viene celebrata lascia tracce nel luogo ove Essa avviene, nella parte eterica del  sottosuolo, nell’etere dell’atmosfera e per chilometri intorno…
Io sono convinto che occorra rimettere in moto le forze che sono nella nostra Cappella Palatina, celebrando l’Eucaristia nella Chiesa superiore in occasione di eventi della vita di Carlo. Se del caso… La Chiesa superiore è parte consacrata, al pari della Chiesa inferiore. Per cui occorre quel rispetto che il Centro Studi dà e che non esisteva prima di esso. Non possiamo aspettare che gli storici eruditi e anchilosati diano ragione al professore Carnevale. L’Abbazia di San Claudio-Cappella Palatina è qualcosa che merita di più. Non solo ai fini turistici… Io credo che quanto esposto e proposto sopra sia una via da seguire in futuro.
Cordiali saluti, Giorgio Rapanelli.
4 giugno 2020

venerdì 29 maggio 2020

Il Prof. Enzo Mancini ci propone una ulteriore tessera del mosaico di Aquisgrana in Val di Chienti.

Santo Spes

Il santo di oggi, 23 maggio 2020, per la Chiesa Cattolica è santo Spes, che in latino significa speranza.

Non avendolo mai sentito nominare in precedenza, sono andato un po’ in cerca di informazioni sul suo conto. Il sito web santiebeati.it  scrive che non si sa molto di lui, che probabilmente nacque a Spoleto, di cui fu vescovo per ben 32 anni. Di sicuro visse o almeno fu vescovo dopo l’anno 419. Dice per concludere: “Un’appendice alla storia di santo Spes di Spoleto è quella che riguarda le sue reliquie, portate in parte, non si sa quando e per quale ragione, in Francia, ad Aix-la-Chapelle.” 

Questo non ha una logica per chi segue la storia ufficiale, ma per chi sostiene la teoria di Giovanni Carnevale è chiaramente un ulteriore indizio a favore.

Fra Preci e Saccovescio, in una posizione dominante la Valnerina, c’è una chiesa dedicata a santo Spes, che ha rischiato di sbriciolarsi sotto i colpi del terremoto del 2016, ma ora è stata recuperata. L’abbazia di sant’Eutizio non è molto distante, Eutizio che fu un discepolo di Spes. In quell’area ad ovest dei  monti Sibillini nel V secolo c’erano parecchi monaci, sia anacoreti che cenobiti. Su Wikipedia non c’è molto di più: si conosce esattamente il giorno della morte di santo Spes da un epitaffio, il 23 novembre, ma non si sa di quale anno.  Anche wikipedia conclude dicendo: “ Parte delle sue reliquie furono portate, non si sa quando e per quale ragione, in Francia, ad Aix-la-Chapelle”.

E’ curioso che nessuno scriva che Aix-la-Chapelle oggi è più conosciuta come Aachen o Aquisgrana, perché non si trova in Francia ma in Germania.  Mi fa sorridere che per la storia ufficiale questo santo Spes ad Aquisgrana ce l’hanno portato da morto; ma c’è una sfilza di santi che la storia ufficiale in Francia ce li ha messi da vivi, ma che in realtà sono vissuti vicino a casa nostra, nella valle del Chienti o in quelle limitrofe. Purtroppo non ci sono prove, solo labili indizi; ma quando i labili indizi sono tanti possono costituire una prova. Al primo posto della lista ci metterei san Martino, oggi noto come quello di Tours.  Secondo me a Tours  ce l’hanno portato molti anni  dopo dei tempi di Carlo Magno.  In una lettera Alcuino di York scrive che vicino al suo monastero di san Martino c’è un monastero di santo Amando.  I sapientoni transalpini si sono scervellati per trovare questa località in Francia. La stanno ancora cercando.  Qui da noi invece vicino a Monte san Martino c’è Amandola.  Santo Amando per i Franchi veniva subito dopo san Martino.  Che il paese di Amandola derivi il suo nome dal mandorlo è pura fantasia. Come quella di quel parroco di Petritoli che volle scrivere che il suo paese prendeva il nome da una grossa pietra.

Petritoli deve il nome a “Titulum Petri” o meglio a “Petri titulum” !

Mancini Enzo

Macerata, 23 maggio 2020

domenica 17 maggio 2020

Un Onphalos nella valle del Chienti! Ci sarà un motivo!


Dalla Enciclopedia Treccani:
Granno (lat. Grannus) Divinità celtica delle acque identificata dai Romani con Apollo. Dal suo nome deriva quello di Aquisgrana (lat. Aquae Granni).






giovedì 7 maggio 2020

Abbazia di San Claudio al Chienti: " Le palme della discordia ".

Ringraziamo Giorgio Rapanelli per la interessante ed esaustiva ricostruzione storica del "Paradisus" della chiesa di San Claudio