sabato 21 novembre 2020

Una analisi del Prof. Enzo Mancini sulla decisione di Carlomanno di trasferisi da Soratte a Montecassino.

                                                                       Eginardo


Nacque verso il 770 d. C. , ma la data è incerta;  probabilmente a Seligenstadt, presso Francoforte, non troppo lontano dal monastero di Fulda.  In questo monastero ricevette l’istruzione di base e , sicuramente per essersi segnalato per la non comune memoria e per il suo cervello fino, fu inviato alla corte di Aquisgrana. Vi arrivò poco più che ventenne, nello  stesso periodo in cui vi giunse Alcuino di York, cioè verso il 792. Alcuino ossia Albino ossia Flacco fu definito da Eginardo:” l’uomo più dotto del suo tempo”. Eginardo fu certamente l’allievo più brillante di Alcuino, ma non certo un personaggio importante alla corte di Carlo Magno.  Il maestro lo chiamava amabilmente “Nardulus”, piccolo nardo,  scherzando un poco col suo nome e con la sua piccola taglia. Eginardo diventò importante a corte solo con Ludovico il Pio, e anche di più col suo primogenito Lotario. Non era un monaco, nonostante che nello sceneggiato RAI di pochi anni fa lo abbiano fatto vestire di saio già ai tempi di un giovane Carlo Magno, sbagliando sull’abito e sull’età.  Eginardo si fece monaco solo quando rimase vedovo della moglie Imma, in età avanzata.  Morì  quasi settantenne nell’840,  lo stesso anno di Ludovico il Pio. Da vedovo e monaco fece ritorno dalle parti dove era nato, facendovi costruire un monastero e una basilica.

Curiosamente Eginardo oggi è più famoso di Alcuino, solo per aver scritto la “Vita Karoli”. Vero è che senza Eginardo  oggi Carlo Magno sarebbe stato considerato alla stregua di re Artù. Però Alcuino era di un’altra categoria, una mente enciclopedica, il sottovalutato inventore dell’UNIVERSITA’, il vero padre dell’Europa. Ma su Alcuino mi propongo di approfondire in seguito.  Ora vorrei tornare ad Eginardo e a quello che scrive nelle prime pagine della “Vita Karoli”.

Racconta che il fratello maggiore di Pipino il Breve, Carlomanno, stanco delle battaglie e degli impegni di governo del regno dei Franchi, si potrebbe anche ipotizzare per non essere molto in sintonia con l’ambizioso fratello, si ritirò sul monte Soratte, a vita monacale, a poco più di venti Km a Nord del grande raccordo anulare  di Roma. Lasciò così spazio a Pipino che di li a poco, con un vero colpo di stato, doveva esautorare Childerico III e farsi incoronare, con la benedizione di papa Stefano II, quale legittimo sovrano del regno Franco. Ma la pace del monastero era frequentemente interrotta da un andirivieni di nobili Franchi, dai quali Carlomanno era considerato molto più importante e popolare di Pipino. Di sicuro in battaglia  Carlomanno  aveva  molto  più carisma  e  seguito  del suo mingherlino  fratello,   passato alla storia come “il Breve”.  Quelli di San Claudio oggi lo avrebbero chiamato “Peppe lu Tappu”.   Allora Carlomanno, seccato delle visite di questi importuni,  se ne andò a Monte Cassino, dove concluse senza più scocciatori la sua esistenza terrena.

Ora ragioniamo. Se Pipino e i Franchi fossero stati  dalle parti di Liegi e di Aachen i nobili che andavano da Carlomanno sul monte Soratte avrebbero dovuto viaggiare per un sacco di tempo. Oggi il percorso in autostrada sarebbe di 1.400 Km circa; ma senza autostrada, senza ponti e gallerie il percorso sarebbe più che doppio . Ammesso che riuscissero a fare 50 Km al giorno, che sarebbe una buonissima media per quei tempi, la sola andata avrebbe richiesto quasi due mesi. Si potevano permettere questi signori di stare via da casa quasi quattro mesi solo per rendere omaggio al loro vecchio condottiero?  Forse sarà stato allora che  è nato il proverbio “chi va a Roma perde la poltrona”?  Ma se questi avevano viaggiato per quasi due mesi per arrivare al monte Soratte, si sarebbero scoraggiati di fare due giorni di strada in più per andare a Monte Cassino?  Credo proprio di no.  Se invece i notabili Franchi partivano dal territorio che oggi è la provincia di Macerata, per andare a Monte Cassino  anziché al monte Soratte, avrebbero dovuto impiegare il doppio del tempo di viaggio.  Allora sì che si spiega perché Carlomanno poté vivere in santa pace i suoi ultimi anni di vita terrena.

Mancini Enzo     Macerata 20  novembre 2020   (in tempi arancioni)

martedì 3 novembre 2020

Da "L'imperiale abbazia di Farfa" di I. Schuster, pag.66

 

Il Cardinale Schuster, già Abbate di Farfa, riporta nel suo libro i seguenti interessanti avvenimenti tratti dai documenti dell’Abbazia:

l'abbate di Farfa Ingoardo  tra il 2 ed il 4 giugno 818 arriva ad Aquisgrana. Richiede a Ludovico il Pio un terreno, non lontano da Rieti, che dividendo i possedimenti dell'abbazia di Farfa crea un danno ed un incomodo. L'imperatore Ludovico il Pio, prima di concedere le terre richieste, invia sul luogo "un messo per istituire l'inchiesta" .
Il diploma con il quale l'Imperatore dona le terre richieste è datato 5 giugno 818.


Secondo voi è possibile che il tecnico che ha effettuato il sopralluogo presso Rieti sia partito da Aachen si sia recato a Rieti e sia ritornato ad Aachen in massimo 3 giorni?
Ubicando Aquisgrana in Val di Chienti tutto ciò risulterebbe possibile.




lunedì 26 ottobre 2020

Il Prof. Enzo Mancini sembra invitare noi e soprattutto gli storici a fare chiarezza sulle vicende del Medioevo.

 Santi del giorno


Per il 10 giugno 2020 la C.E.I. propone come santo del giorno San Landerico:  “ A Parigi , nel territorio della Neustria, in Francia,  san Landerico vescovo , che per assistere i poveri in tempo di carestia si tramanda abbia venduto le sacre suppellettili e costruito un ospedale accanto alla cattedrale”.   Il sito ufficiale C.E.I. per la “Liturgia delle ore” è sempre scarso di notizie sul santo del giorno: non sai mai se parli dei tempi di Nerone o del secolo scorso.  Allora digito – san Landerico –  e vado su Wikipedia.  Trovo che “Landry de Paris”, come lo chiamano i Francesi, fu vescovo di Parigi nel VII secolo. Trovo anche scritto, interessante in questi tempi di pandemia,  che ebbe l’idea di riunire tutti gli ammalati in un unico luogo, per poterli meglio curare ed anche per evitare il contagio al resto della popolazione. “Fu così  che creò, a fianco della cattedrale di Notre-Dame,  l’ospedale divenuto poi famoso con il nome di –Hotel Dieu di  Parigi- “. Ma,  sempre usando Wikipedia,  Notre –Dame fu costruita nel 1160 dal vescovo Maurice de Sally. Quindi nel VII secolo se c’era una chiesa sull’isola della Senna era dedicata a santo Stefano.  Quindi Notre- Dame diventò cattedrale metropolitana e chiesa madre dell’archidiocesi di Parigi solo dopo il 1160! O no?

Oggi, 26 ottobre 2020, leggo sul santo del giorno del sito C.E.I. : “ A Pavia san Folco Scotti, vescovo, uomo di pace, colmo di zelo e carità”. Le informazioni sono pochine;  come al solito cerco su Wikipedia. “ Nato a Piacenza nel 1164, vescovo di Piacenza dal 1210 al 1216, papa Onorio III lo trasferì alla sede vescovile di Pavia, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 16 dicembre 1229. A vent’anni  andò a studiare teologia alla Sorbona”.  Clicco su Sorbona: “Collegio fondato da Robert de Sorbon nel 1253”.  Clicco su Robert de Sorbon: “Nato a Sorbon, ( nelle Ardenne), il 9 ottobre 1201, morto a Parigi il 15 agosto 1274, iniziò ad insegnare intorno al 1253 e nel 1257 fondò il collegio della Sorbona”.

Ora mi domando: come fece Folco Scotti a frequentare la Sorbona verso il 1184, quando cioè aveva vent’anni,  se la fondarono solo nel 1257? Misteri della storia ufficiale!!??  Non è che la macchina del tempo è stata già inventata nel Medioevo e non ce lo vogliono dire?  Visto che non credo alla macchina del tempo mi pongo un’altra domanda: ma quelli che scrivono su Wikipedia poi si rileggono? 

Visto che di santi e personaggi illustri che dall’Italia andavano a studiare a Parigi prima della metà del XIII secolo ce ne sono parecchi, come se fosse la strada dell’orto, io una spiegazione me la sono data: fino ai tempi di san Francesco e anche qualcosa di più “ l’Universitate Parisius” si trovava a non più di 50 Km da qui.

Mancini Enzo

Macerata 26 ottobre 2020

Addendum alla precedente pubblicazione: A proposito della Francia in Val di Chienti pubblicato

 

Ci scusiamo di aver omesso il nome dell'autore delle ricerche qui riportate e dei riferimenti bibliografici pubblicati: il Sig. Massimo Orlandini.

Ad Orlandini deve essere riconosciuto il merito di aver intuito e trovato le fonti che indicano che Federico Barbarossa era operativo in Italia come duca e marchese molto prima di essere incoronato imperatore.


Nell’aprile del 799, papa Leone III mentre si recava a S. Lorenzo in Lucina per celebrare una funzione religiosa, fu aggredito da un gruppo di congiurati. Gli strapparono le vesti, tentarono di cavargli gli occhi e di tagliargli la lingua.
Poi trascinatolo all'interno della chiesa di San Silvestro lo malmenarono selvaggiamente. Successivamente portarono il Papa in un monastero da dove un gruppo di fedeli lo liberarono e lo portarono in S. Pietro.
Avvisato dell’accaduto il duca di Spoleto Winichis, giunse a Roma, prelevò il Papa per condurlo a Spoleto. Leone III chiese di incontrare Carlo Magno. Fu accompagnato quindi  a Paderborn dove fu accolto da Carlo Magno.

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Abbiamo trovato che un autore, nel  XVIII secolo, nel raccontare questa vicenda , in base a quanto aveva trovato nel “liber Pontificalis” ci informa che Leone III fu accompagnato, passando per  Spoleto,  in Francia (sicuramente la Francia in Val di Chienti) e successivamente a Roma.

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