venerdì 29 maggio 2020

Il Prof. Enzo Mancini ci propone una ulteriore tessera del mosaico di Aquisgrana in Val di Chienti.

Santo Spes

Il santo di oggi, 23 maggio 2020, per la Chiesa Cattolica è santo Spes, che in latino significa speranza.

Non avendolo mai sentito nominare in precedenza, sono andato un po’ in cerca di informazioni sul suo conto. Il sito web santiebeati.it  scrive che non si sa molto di lui, che probabilmente nacque a Spoleto, di cui fu vescovo per ben 32 anni. Di sicuro visse o almeno fu vescovo dopo l’anno 419. Dice per concludere: “Un’appendice alla storia di santo Spes di Spoleto è quella che riguarda le sue reliquie, portate in parte, non si sa quando e per quale ragione, in Francia, ad Aix-la-Chapelle.” 

Questo non ha una logica per chi segue la storia ufficiale, ma per chi sostiene la teoria di Giovanni Carnevale è chiaramente un ulteriore indizio a favore.

Fra Preci e Saccovescio, in una posizione dominante la Valnerina, c’è una chiesa dedicata a santo Spes, che ha rischiato di sbriciolarsi sotto i colpi del terremoto del 2016, ma ora è stata recuperata. L’abbazia di sant’Eutizio non è molto distante, Eutizio che fu un discepolo di Spes. In quell’area ad ovest dei  monti Sibillini nel V secolo c’erano parecchi monaci, sia anacoreti che cenobiti. Su Wikipedia non c’è molto di più: si conosce esattamente il giorno della morte di santo Spes da un epitaffio, il 23 novembre, ma non si sa di quale anno.  Anche wikipedia conclude dicendo: “ Parte delle sue reliquie furono portate, non si sa quando e per quale ragione, in Francia, ad Aix-la-Chapelle”.

E’ curioso che nessuno scriva che Aix-la-Chapelle oggi è più conosciuta come Aachen o Aquisgrana, perché non si trova in Francia ma in Germania.  Mi fa sorridere che per la storia ufficiale questo santo Spes ad Aquisgrana ce l’hanno portato da morto; ma c’è una sfilza di santi che la storia ufficiale in Francia ce li ha messi da vivi, ma che in realtà sono vissuti vicino a casa nostra, nella valle del Chienti o in quelle limitrofe. Purtroppo non ci sono prove, solo labili indizi; ma quando i labili indizi sono tanti possono costituire una prova. Al primo posto della lista ci metterei san Martino, oggi noto come quello di Tours.  Secondo me a Tours  ce l’hanno portato molti anni  dopo dei tempi di Carlo Magno.  In una lettera Alcuino di York scrive che vicino al suo monastero di san Martino c’è un monastero di santo Amando.  I sapientoni transalpini si sono scervellati per trovare questa località in Francia. La stanno ancora cercando.  Qui da noi invece vicino a Monte san Martino c’è Amandola.  Santo Amando per i Franchi veniva subito dopo san Martino.  Che il paese di Amandola derivi il suo nome dal mandorlo è pura fantasia. Come quella di quel parroco di Petritoli che volle scrivere che il suo paese prendeva il nome da una grossa pietra.

Petritoli deve il nome a “Titulum Petri” o meglio a “Petri titulum” !

Mancini Enzo

Macerata, 23 maggio 2020

domenica 17 maggio 2020

Un Onphalos nella valle del Chienti! Ci sarà un motivo!


Dalla Enciclopedia Treccani:
Granno (lat. Grannus) Divinità celtica delle acque identificata dai Romani con Apollo. Dal suo nome deriva quello di Aquisgrana (lat. Aquae Granni).






giovedì 7 maggio 2020

Abbazia di San Claudio al Chienti: " Le palme della discordia ".

Ringraziamo Giorgio Rapanelli per la interessante ed esaustiva ricostruzione storica del "Paradisus" della chiesa di San Claudio


giovedì 2 aprile 2020

Rievocazione storica del Prof. Enzo Mancini.

Estate 538: Tarzan a Urbisaglia ( Dalla "Guerra gotica" di Procopio di Cesarea)

Piove e nevica, nonostante sia già primavera. Il clima uggioso e l’assedio del coronavirus mi hanno riportato a tempi antichi, altrettanto lugubri dei presenti, che hanno interessato la nostra regione: i tempi della guerra gotica descritta da Procopio di Cesarea.
Questo autore dice che la carestia che colpì il Piceno fece non meno di 50.000 vittime. Un numero che oggi potremmo sottovalutare, ma che a occhio e croce corrisponderebbe al 50% degli abitanti di quel tempo.
Descrive con tinte fosche la fine di chi moriva di fame e i cadaveri non seppelliti, così magri che nemmeno gli avvoltoi riuscivano a scorticarli. Qualcuno è fotografato morente, con la pelle grigiastra, nel vano tentativo di nutrirsi di qualche erba, senza riuscire a strapparla da terra.
Tempi duri che, facciamo le corna, speriamo non abbiano a ripetersi.
Ma ritornando alla triste estate del 538 vorrei ricordare un episodio particolare descritto da Procopio: l’incontro con Egisto, il primo vero e documentato  “ Tarzan” della storia.
L’esercito bizantino si spostava verso Ravenna, proveniente da Roma, dopo che il re dei Goti Vitige aveva tolto l’assedio. Ci era stato costretto dalla mossa di Belisario, che aveva spedito il suo generale Giovanni, figlio del console Vitaliano, a minacciare Ravenna, allora capitale dei Goti. Giovanni comandava un contingente costituito perlopiù da mercenari reclutati nella penisola balcanica, slavi, traci, unni, forse anche qualche longobardo. Giovanni era un bizantino, anzi un romano. (Il termine “bizantino” si usò solo dal XVI secolo, a cominciare dallo storico tedesco Hieronimus Wolf ). Ma le sue truppe erano in maggioranza costituite da barbari. Dove passavano non si dilungavano a corteggiare le donne presentandosi con un mazzo di rose rosse.
L’esercito regolare dei Greci ( o Romani, come abbiamo precisato), con al comando Belisario e Narsete, fece pressappoco lo stesso tragitto dell’avanguardia di Giovanni.
Da Roma seguirono la Salaria; prima di Ascoli imboccarono la Salaria gallica, per Comunanza, Amandola. Sarnano, Pian di Pieca; forse dopo Urbisaglia ritornarono per la via pedemontana, cioè per Matelica e Cerreto d’Esi, ma questo ora non ci interessa.
La popolazione del Piceno, in fuga al passaggio delle truppe di Giovanni, al sentire che l’esercito in arrivo era di soldati romani civilizzati, ritornava nelle proprie abitazioni, almeno quelli sopravvissuti.
Al passaggio per “Orbesalia”, cosi suona nel testo greco, Procopio testimonia che dell’antico splendore di questa città, dopo il passaggio di Alarico del 410, non era rimasto che una porta e un lastricato. Inoltre sempre in Urbisaglia racconta di aver visto di persona un neonato allattato direttamente da una capra.
Alcune donne del luogo raccontarono a Procopio che ritornando alle loro case avevano trovato un bambino nato da poco ancora vivo. Se ne erano meravigliate dal momento che erano passati diversi giorni dal passaggio dei barbari di Giovanni. La madre era probabilmente morta per mano di questi gentiluomini.
Avevano provato ad allattarlo, ma il bambino non ciucciava. Durante questo tentativo una capra si avvicinò sbelando con tutto il fiato che aveva, come per difenderlo.
Visto che la capra insisteva, provarono a rimetterlo dove lo avevano trovato. La capra subito gli si mise sopra, proteggendolo e allattandolo. Lo aveva salvato sia col suo latte che proteggendolo dai cani randagi. Le donne, per convincere meglio Procopio, fecero piangere di proposito il bambino, e subito la capra corse e sotto i suoi occhi si mise sopra al piccolo offrendogli le poppe. Gli diedero il nome di Egisto, che significa appunto “allevato dalle capre”.
Questo bambino non è un personaggio inventato, è un personaggio storico. Se fossi sindaco di Urbisaglia gli dedicherei almeno una via. O forse lo hanno già fatto senza dargli pubblicità?
 Chissà quanti altri comuni in Europa sarebbero fieri di annoverare fra i loro antenati il primo Tarzan della Storia.
Forse ad Urbisaglia nessuno ha ancora letto la guerra gotica di Procopio di Cesarea. Ma ora, sotto scoppola del Covid 19, il tempo per leggere non manca.

Vade retro virus!

Mancini Enzo          Macerata  27 marzo 2020

mercoledì 4 marzo 2020

Where is Aquisgrana?


Where is Aquisgrana?

It is clearly stated in the “Capitulare de Villis”

   It is found in the “Ministerium de Sancto Claudio”

“Capitulare” is a Carolingian term that indicates the prescription of a law. The law or “capitulare” that we would like to focus on is defined as “De Villis vel Curtis Imperii”. It was enacted approximately in the year 770; it identifies the properties belonging to Charlemagne’s family and it mandates that these properties be protected and maintained exclusively for the sustenance of the royal family.
The “Capitulare de Villis” describes in detail the organization of the Ager belonging to Charlemagne and it underlines its structure that takes the shape of a pyramid, with “Ministeria”, “Curtis” e “Villae”.
It specifies in a very detailed and exhaustive manner what must be produced and raised in each “Ministerium”: it lists which crops must be cultivated and which animals must be bred, specifying even the number of animals that must be kept in the stables.
The “Capitulare” is detailed to the point of ordering the courtyards of the “Villae” to be made pleasant and elegant, with the presence of peacocks, pheasants and other charming animals.
            The management of the “Ministerium” is entrusted to a “judex” who must exercise both administrative and judicial powers and who is appointed directly by Charlemagne. “Judices” had to handle additional tasks: they had to take turns serving in the Palace and could be asked to perform various duties and even participate in military expeditions. They were obviously the highest personalities of the kingdom, tied to the king by an oath of loyalty.
            The “Capitulare de Villis” has always aroused a lot of interest in historians, but also a lot of confusion due to the list of crops that had to be cultivated in the “Ministeria”. Identifying Aquisgrana with Aachen and therefore placing it in northern Europe had the historians confused; based on the ability of growing the crops described in the law, keeping in mind that almost all of these products could be grown only in the mild Mediterranean climate, they could not figure out where the listed products were cultivated.
            The “Capitulare” states that only Charlemagne or, in his absence, his wife could impart orders in the entire “Ager”.
            We are interested not just in identifying the location where the crops described in the law had to be cultivated, but mainly in the in-depth analysis of the structure of the “Ager” as described in the “Capitulare”.
            As we analyze the document, we draw some key considerations:
1 – The “Ager” belonging to Charlemagne, given the type of products that must be cultivated in it, is located near the Mediterranean Sea.
​2 – Aquisgrana and its Palatium, the center of power given the activities that were taking place in it, had to be inside the “Ager”. Therefore, Aquisgrana had to be near the Mediterranean Sea as well.
3 – From the analysis of the documents from the High Middle Ages available to us, we realize that up until the 11th  and 12th   century the presence of “Ministeria”, “Curtis” e “Villae”, meaning the partition of the territory of Aquisgrana as described in the “Capitulare”, is found only in the areas of Macerata and Ascoli.
            We reiterate that, as they analyzed the “Capitulare de Villis”, the historians focused their attention on the type of agricultural products mentioned in the law. Since the historians had placed Aquisgrana in Aachen, in northern Germany, they had great difficulty in locating the places described in the “Capitulare”. Since the location of this “Ager” belonging to Charlemagne is strictly tied to the location of Aquisgrana, and given the fact that certain crops could not be grown in Aachen, the historians have considered Aquisgrana to be a capital that was spread out, attended by a traveling court.
            We believe that the “Capitulare de Villis” was never fully studied by the historians. We have taken the time to do that, paying particular attention on the fundamental function of the “Ager” organization, with its various “Ministeria”, which was intended for the sustenance of the king and his extended royal family and for the production and conservation of food supplies that were fundamental for the military campaigns that took place every summer.
            The quantity of animals and the abundance of the various crops bespeak a prevalent wellness and especially of a large availability of food to be used in the frequent military actions.             The efficiency of the military organization can also be seen in the prescription for the construction of the carts used to transport food supplies. The carts had to be light and waterproof, so that they could cross waterways without damaging the food.
            The “Capitulare” clearly defines the “Ager”: it describes a territory that is relatively contained, as one derives from the fact that whenever there was a dispute among citizens or between a citizen and the authorities and a citizen had to be reprimanded for reprehensible behavior, he had to walk to the court without eating. This shows that the area of the “Ager” was well defined and circumscribed.
            Every “Ministerium” was managed by a “Judex”, who is a trusted individual to whom Charlemagne gives the responsibility to run the “Ministerium”, both for administrative and legal purposes. This is a confirmation that with Charlemagne there is no trace of feudalism, rather there is a direct and trusted relationship between the king and the “Judex”, the individual managing the king’s property.
            The specification of the type and quantity of crops that needed to be cultivated, which and how many animals had to be raised, which fisheries needed to be managed and which mills had to be built, how much cooked wine was needed, it all shows a flourishing economy with a well-run system that keeps the “Curtis” and “Villae” very lively.
            The “Comes stabuli” as described in the “Capitulare” is a character of particular interest. This authoritative figure was in charge of the “Stabulum”, the area where you would find the buildings used for the breeding of various animals.
            There is a high concentration of place names in the province of Macerata that have a faunal origin, such as: Pieve Bovigliana, Pieve Taurina, Capriglia, Monte Cavallo. All these and other name places are an indication of how these areas were used for the raising of certain types of animals as prescribed in the “Capitulare”.
            We believe that for some of these buildings in the northern province of Macerata, especially those that present Syrian architectural features, we may backdate the origin. Undoubtedly, one of these is the castle in Beldiletto. Its most ancient part is a large quadrilateral structure, not far from the river stream, that seems built with the purpose of raising animals.
            Historical documents are fundamental for the reconstruction of history. Often enough, however, we see history scholars start their research relying on certain established assumptions. Instead of examining and analyzing historical sources scrupulously, historians tend to bend the facts and the meaning of the documents they are studying to fit what they believe or what they were told is a matter of fact, a notion accepted by everyone in the world of academia, a world that does not like to upset historical traditions.
            History scholars shy away from disputes that would require a deep analysis and additional studies instead of confronting with scientific proof whoever presents new theses.