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giovedì 5 ottobre 2023

Dal libro "La barba Fiorita" del Prof. Enzo Mancini: Il terremoto

Il terremoto

Il terremoto conferma che Aquisgrana era qui. Lo scrissi nel
1997 sulla pagina locale del "Resto del Carlino", in occasione di
una bella scossa, e oggi lo ripeto con la stessa convinzione.

Lo so che Aachen si trova sul graben del Reno e che anche
lì ci sono terremoti, ma con connotati e cadenze diverse. 

Lo ripeto soprattutto per qualche contrario alla tesi di Giovanni Carnevale, che è liberissimo di avere le proprie opinioni, ma se fosse intelligente come crede di essere si asterrebbe dagli insulti.

Ad Aachen i terremoti avvertiti dalla gente normale sono molti di meno, ma soprattutto non presentano innumerevoli repliche come da noi.

Eginardo nella “Vita Karoli” descrive chiaramente una serie di eventi sismici come quelli avvertiti dalla Provincia di Macerata: “ Accessit ad hoc creber aquensis palatii tremor et in domibus, ubi conversabatur, assiduus laqueariorum crepitus”. Si aggiunge a questo un frequente tremare del palazzo nelle case, dove ci si trova, un continuo scricchiolare dei soffitti.

Certo non è una prova, ma è un solido indizio, checché ne pensi qualche pseudo esperto leone da tastiera.

giovedì 11 maggio 2023

Il mondo accademico è a conoscenza del processo che si è tenuto nel 787 a Fermo contro il Conte Longobardo Rabenno, ma si guarda bene di studiarlo.

 

Analizzando ben due documenti rilasciati “in Palatio”, quindi ad Aquisgrana, redatti nel 787 dalla cancelleria del “Palatium” per volontà di Hildebrand, Duca di Spoleto, relativi a una causa tra il Conte longobardo Rabenno contro Hermifid, si ricavano fondamentalmente queste importanti informazioni:

-  nel Fermano era possibile essere giudicati indifferentemente nel rispetto del diritto longobardo o di quello franco. (per il longobardo Rabenno fu un errore chiedere un processo “secundum legem longobardorum”)

-  Nel Fermano presente il Tribunale del “Palatium”, cioè il tribunale di Suprema Istanza di Aquisgrana.

Il tribunale non dipende da Fermo poiché ne giudica i conti e non dipende da Spoleto perché la stessa Spoleto deve far ricorso al “Palatium” per rendere esecutivo, in nome del Re Carlo e Pipino, un provvedimento preso dal Duca Hildebrand.

-  Quindi è nel Fermano che è ubicata Aquisgrana.

-  Perché tutti gli storici tacciono sulla presenza dei franchi in Italia?

-  E’ evidente quindi che nessuno storico ammetta la presenza di Franchi in Italia.

martedì 3 novembre 2020

Da "L'imperiale abbazia di Farfa" di I. Schuster, pag.66

 

Il Cardinale Schuster, già Abbate di Farfa, riporta nel suo libro i seguenti interessanti avvenimenti tratti dai documenti dell’Abbazia:

l'abbate di Farfa Ingoardo  tra il 2 ed il 4 giugno 818 arriva ad Aquisgrana. Richiede a Ludovico il Pio un terreno, non lontano da Rieti, che dividendo i possedimenti dell'abbazia di Farfa crea un danno ed un incomodo. L'imperatore Ludovico il Pio, prima di concedere le terre richieste, invia sul luogo "un messo per istituire l'inchiesta" .
Il diploma con il quale l'Imperatore dona le terre richieste è datato 5 giugno 818.


Secondo voi è possibile che il tecnico che ha effettuato il sopralluogo presso Rieti sia partito da Aachen si sia recato a Rieti e sia ritornato ad Aachen in massimo 3 giorni?
Ubicando Aquisgrana in Val di Chienti tutto ciò risulterebbe possibile.




martedì 28 luglio 2020

Il prof. Enzo Mancini ci chiarisce come in Germania non è stato mai possibile neanche ipotizzare Aquisgrana fuori dalla Germania.

Dilexit  veritatem

   Grazie al Covid- 19 ho ascoltato qualche giorno fa un video di Alessandro Barbero che celebrava Marc Bloch. Barbero è un affabulatore  che riuscirebbe ad incantare i cobra con la sua parlantina spigliata. 
   Non mi è dispiaciuto. Ma il soggetto era interessante di proprio. Marc Bloch nacque a Lione, da una famiglia ebrea che veniva dall’Alsazia: da qui il cognome che suona più tedesco che francese. Anche il padre era un buon professore di storia, per cui si può considerare un figlio d’arte. Partecipò a due guerre mondiali, lasciando il segno in entrambe. Nella prima si guadagnò sul campo i gradi di capitano, cosa riuscita a pochi. Nella seconda non si imboscò nonostante avesse sei figli e cinquantatre anni. Ritornato a Lione dopo la sconfitta dei Francesi, organizzò la resistenza nella cosiddetta Repubblica di Vichy.  Fu preso dalla Gestapo l’otto marzo 1944, quando le sorti della guerra erano già segnate. Fu fucilato dai nazisti il 16 giugno , dopo più di tre mesi di prigione e torture, poco lontano da Lione.  In località “La Rouseille” vicino a Saint  Didier  de Formans,  c’è anche il suo nome nel monumento commemorativo.  Ne erano 29 a subire l’esecuzione ma due sopravvissero fingendosi morti, come a Montalto delle Marche: avevano fretta i Tedeschi in ritirata e non si fermavano a verificare il decesso effettivo.

   I medievisti attuali si sentono un po’ tutti figli di Marc Bloch, come fa intendere Barbero, soprattutto per il suo approccio multidisciplinare allo studio della Storia. Nel testamento lasciò scritto che voleva come epitaffio sulla sua tomba due semplici parole: DILEXIT VERITATEM. Nello stesso dice anche: “ Considero la compiacenza verso la menzogna, qualunque sia il pretesto di cui possa ammantarsi, la peggiore lebbra dell’anima”. Onore a Marc Bloch, ma… c’è sempre un ma.

   Nel periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale ci fu nell’ambiente accademico europeo una querelle sul “Capitulare de Villis”, provocata da Alfons Dopsch. Questo studioso, nato prima di Bloch e morto dopo, ha dimostrato molto prima di Giovanni Carnevale che Aachen non può essere l’Aquisgrana di Carlo Magno. I tedeschi cercarono di zittirlo offrendogli una cattedra prestigiosa a Berlino, ma lui rifiutò.  Era austriaco, nato a Lovosice, Lobositz in tedesco, sotto l’impero austro- ungarico, quando non esisteva ancora la Repubblica Ceca. Il suo saggio su “Le basi economiche e sociali della civiltà europea”, pubblicato nel 1918/20, fece scuola sia a Marc Bloch che ad Henry Pirenne; ( “Mahomet et Charlemagne” di quest’ultimo fu pubblicato postumo nel 1937, due anni dopo la sua morte).

   Vengo al succo di quello che volevo dire. Marc Bloch nella sua “revue historique” sminuì quanto detto da Dopsch.  Disse che non cambiava  sostanzialmente la storia del Medioevo se Aquisgrana invece che ad Aachen stava un poco più a sud, ma certamente sempre in Francia, nel”nido dei Franchi”. In parole povere Bloch contraddice platealmente se stesso, anche lui affetto da nazionalismo francese. Nella sua testa mai e poi mai avrebbe potuto pensare ad una Aquisgrana in Italia.

   Chi tesse le lodi di Marc Bloch secondo giustizia dovrebbe farlo anche per Alfons Dopsch, perché anche lui “dilexit veritatem” e senza contraddirsi. Invece viene platealmente ignorato. Per quale peccato? Aver scritto che nell’VIII secolo Aachen non poteva essere Aquisgrana, quasi un secolo fa. Ma in Germania sia prima che dopo Hitler hanno fatto finta di niente. NON DILEXERUNT VERITATEM. Salvo rare eccezioni.
  
   Mancini Enzo

Macerata  28 luglio 2020



domenica 17 maggio 2020

Un Onphalos nella valle del Chienti! Ci sarà un motivo!


Dalla Enciclopedia Treccani:
Granno (lat. Grannus) Divinità celtica delle acque identificata dai Romani con Apollo. Dal suo nome deriva quello di Aquisgrana (lat. Aquae Granni).






mercoledì 24 ottobre 2018

Da"L'imperiale abbazia di Farfa" di I. Schuster, pag.66

Da "L'imperiale abbazia di Farfa" di I. Schuster, pag.66

Il Cardinale Schuster, già Abbate di Farfa, riporta nel suo libro i seguenti interessanti avvenimenti tratti dai documenti dell’Abbazia:
l'abbate di Farfa Ingoardo  tra il 2 ed il 4 giugno 818 arriva ad Aquisgrana. Richiede a Ludovico il Pio un terreno, non lontano da Rieti, che dividendo i possedimenti dell'abbazia di Farfa crea un danno ed un incomodo. L'imperatore Ludovico il Pio, prima di concedere le terre richieste, invia sul luogo "un messo per istituire l'inchiesta" .
Il diploma con il quale l'Imperatore dona le terre richieste è datato 5 giugno 818.

Secondo voi è possibile che il tecnico che ha effettuato il sopralluogo presso Rieti sia partito da Aachen si sia recato a Rieti e sia ritornato ad Aachen in massimo 3 giorni?
Ubicando Aquisgrana in Val di Chienti tutto ciò risulterebbe possibile.




venerdì 22 gennaio 2016

23 gennaio: ricorrenza della morte di Ottone III

Il 23 gennaio del 1002 mori a Paterno il giovanissimo l'imperatore Ottone III.
I suoi resti mortali riposano nella Cappella Palatina di Aquisgrana.

                                 Castello di Paterno


                                  ossa dell'Imperatore

sabato 18 gennaio 2014

Siamo Franchi: Carlo Magno è qui!




Il Centro Studio San Claudio al Chienti vi invita alla Celebrazione del 1200° anno dalla morte di Carlo Magno ad Aquisgrana (Italia)

La S.V. è invitata alla cerimonia presso la chiesa di San Claudio al Chienti di Corridonia il 28 gennaio 2014
Ore 17,30 - Prof. Giovanni Carnevale: Il ritrovamento della tomba di Carlo Magno a San Claudio getta finalmente luce sul buio medioevo
Ore 18,30  - Scoprimento della lapide e del bronzo commemorativi
Ore 19,00  - Aperitivo con vini offerti dalla cantina “Terre di San Ginesio”