mercoledì 6 gennaio 2021

Il Prof. Enzo Mancini ci chiarisce la vera storia di ALCUINO DI YORK della corte di Carlo Magno.

 

           Alcuino di York ( seu Albinus  seu Horatius  Flaccus ) 

 

Quando mio figlio vuole prendermi in giro mi domanda:  “ Ma come mai ti interessa tanto Carlo Magno?”  

In realtà non sono un ammiratore del Carlo detto Grande. Me ne sono interessato perché già da bambino, a San Claudio al Chienti, mi chiedevo fra me e me: “ Ma chi li avrà messi questi mattoni uno sopra l’altro?” La risposta più logica e sensata mi è stata data dopo quaranta anni da un sacerdote salesiano che risponde al nome di Giovanni Carnevale.

Da allora mi sono cimentato come storico dilettante, che non era il mio mestiere, pensando: “ Se è una balla, smontarla sarà un gioco da ragazzi anche per me, che non sono un addetto ai lavori.”

Dopo due anni di ricerca personale mi resi conto di trovarmi di fronte ad una delle più grosse bugie che mi avevano fatto studiare a scuola e che il professor Carnevale aveva ragione quasi sempre nelle tesi sostenute nelle sue prime pubblicazioni. 

Mi sono anche accorto che gli storici accademici fanno la storia basandosi su quello che è stato scritto prima di loro, non sui documenti originali. Per di più si preoccupano molto poco della veridicità dei documenti, se sono stati in parte cancellati, corretti, interpolati… L’ostracismo che ha subito il professor Carnevale da quasi trent’anni per me costituisce una prova della veridicità della sua versione dei fatti; ha scoperto una realtà molto scomoda per il mondo universitario! E’ dura ammettere di essersi sbagliati per tutta la vita, specialmente quando si è arrivati all’età della pensione!

Ma forse sto uscendo dall’argomento che mi proponevo inizialmente. Volevo dire che per me Carlo il Grande non è stato il grand’uomo che molti credono. Lo considero un figlio di papà, uno che ha dato ascolto ai buoni consigli di suo padre. Pipino il Breve, anche se non era imponente di statura, lui sì che è stato un “Magno”, un uomo capace di inventarsi un regno, un genio politico, a tutti gli effetti un usurpatore del trono dei Franchi. Il figlio Carlo Magno, oltre che una buona dose di fortuna, (vedi la prematura morte del fratello Carlomanno), ebbe il solo merito di saper mettere gli uomini giusti al posto giusto.

Per il resto mi viene in mente la canzone di De Andrè, testo di Paolo Villaggio: “ Alla donna apparve un gran nasone, un volto da caprone, ma era sua Maestà!”    La canzone è dedicata in verità a Carlo Martello, ma lui superò di sicuro suo nonno, con tutte le mogli e concubine che ebbe, quelle conosciute e quelle rimaste ignote, e con le cinque dozzine di figli, fra legittimi e bastardi. 

Fra gli uomini giusti che volle a corte vi fu certamente Alcuino o Albino o Orazio Flacco, come si faceva chiamare. Secondo me è lui il vero padre dell’Europa, è lui che ebbe il merito della rinascita carolingia.  Aveva una mente enciclopedica, un cervello che non avrebbe sfigurato se confrontato con Dante Alighieri o con Leonardo da Vinci, anche se non gode della fama di questi ultimi. Per ironia della sorte Carlo Magno fu dichiarato santo dalla Chiesa Cattolica mentre Alcuino, una vita dedicata allo studio e alla preghiera, è a tutt’oggi solo beato. Santo lo è solo per la Chiesa Anglicana. La data della sua morte è certa: 19 maggio 804, perché era il giorno di Pentecoste, nel monastero di san Martino di Tours. Il santo era di Tours, ma che il monastero di Alcuino stava nell’attuale Tours  è tutta da vedere: in alcune lettere di Alcuino si fa riferimento al fiume  Loira, ma il riferimento è per me una palese interpolazione. Lo dico perché in quel punto i caratteri di stampa sono diversi.

La nascita di Alcuino avvenne a York,  (Eboracum), verso il 735, che è lo stesso anno della morte del Venerabile Beda. Perciò non potè direttamente essere suo allievo, come qualcuno ha scritto, ma fu formato da maestri che sicuramente avevano ascoltato di persona il Venerabile. Con il re dei Franchi si incontrò a Parma nel 781 e nell’anno successivo fu messo alla direzione della “Schola palatina” di Aquisgrana.

Oltre che maestro del re fu anche suo consigliere. Scrisse trattati per ognuna delle arti liberali del Trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del Quadrivio (musica, aritmetica, geometria, astronomia). Ce ne restano due, le prime due del trivio. Altre sue opere perdute sono una biografia del suo re Carlo e alcuni commentari biblici. Al suo re insegnava anche astronomia. Per alcuni autori Alcuino è stato fondamentale anche per la storia della musica: il canto gregoriano ebbe origine dal tentativo di amalgamare i cantori romani con quelli transalpini nella cappella di Aquisgrana. Più sicuro è il suo intervento in campo liturgico: l’organizzazione della liturgia delle ore nei monasteri è quasi sicuramente merito suo.

Più che certo è che lavorò ad una bibbia “Vulgata” senza errori di grammatica e di più facile comprensione, per diretto incarico del Sire. In una lettera rivolta ad un esponente del clero Alcuino chiede: “ Come fate a spiegare le scritture se non le avete capite nemmeno voi? "                                                           

Come teologo il suo intervento fu decisivo nello stoppare sul nascere l’eresia adozionista degli spagnoli: Felice di Urgel ed Elipando di Toledo furono convinti con le buone di essere in errore. Se avessero insistito avrebbero potuto provocare una scissione nella chiesa Cattolica come quella causata da Ario, che ebbe ripercussioni politiche non indifferenti. Ma fu certamente dietro suo consiglio che nel regno di Carlo si introdusse la parolina “Filioque” nel testo del Credo, parolina che fu all’origine del distacco della Chiesa Ortodossa bizantina dalla Chiesa Cattolica di Roma. Questa parolina secondo me gli fu rinfacciata post-mortem e costò ad Alcuino di non essere inserito nel novero dei santi, nonostante ne avesse tutti i diritti del mondo.

Altro importante merito del nostro monaco fu l’invenzione della minuscola carolina. Per alcuni questa cominciò grazie ad un oscuro monaco nel monastero di Corbie, perché lì è stata rinvenuta la copia più vetusta scritta con questi caratteri; ma per altre campane fu nello scriptorium del monastero di Alcuino che la minuscola carolina fu utilizzata per la prima volta sistematicamente. Non è una prova ma un forte indizio.

Anche il primo uso del punto interrogativo gli potrebbe essere attribuito.  Questa scrittura fu un passaggio importantissimo per la storia dell’umanità, perché sei secoli dopo furono questi i caratteri utilizzati per la stampa. Insomma fu un maestro a 360 gradi e dalla sua scuola uscirono uomini preparati a diffondere la cultura. Furono i suoi allievi gli iniziatori degli studi universali, cioè da essi cominciarono le Università.

Ho letto che parecchi uomini dotti si sono posti la questione se la “Schola palatina” abbia dato origine all’Università di Parigi e che molti di loro hanno risposto affermativamente.  In particolare ho letto nell’opera del principe abate Frobenius Forster : “ Et quidem Trithemius … de Alcuino scribit: - Hic iussu Caroli studium Parisiense, a Roma traslatum, primus instituit, ubi multos etiam ex Monachis discipulos insignes educavit.-  

Ora chi sia questo Tritemio io non lo so, ma mi fido dell’abate Frobenio e traduco: “Alcuino per ordine di Carlo Magno istituì per primo lo Studio di Parigi, studio trasferito da Roma, dove formò molti discepoli illustri che erano monaci”.           

Ponendo Aquisgrana ad Aachen, Parigi sulla Senna, Tours sulla Loira e Roma sul Tevere è dura da digerire. Ma tutto diventa plausibile in un territorio ristretto come la Francia Picena, cioè accettando la teoria di don Giovanni Carnevale e mettendoci anche del mio, con Aquisgrana a san Claudio, Roma ad Urbisaglia, Tours a Monte san Martino e Parigi a San Ginesio (per spostarsi a Camerino quando San Ginesio entrò in contrasto con il comune di Fermo.

Ma torniamo ad Alcuino. Passati circa dieci anni da che era responsabile della Schola palatina di Aquisgrana si era stancato di vivere a corte e voleva ritirarsi nella pace del convento di Fulda. Non gli fu concesso: Carlo ne aveva troppo bisogno, come maestro e come consigliere. Solo quando morì l’abate Iterio del monastero di san Martino ad Alcuino fu permesso di prenderne il posto. Da lì continuò a fare il consigliere del re, andando lui al  ” Palatium “ o venendo il re al monastero ”di persona personalmente”.  Così raccontano storici affidabili tipo Cardini o Barbero.

Ora ragioniamo. Fulda con le strade di oggi dista da Aachen 347 Km. Tours sempre con le strade di oggi dista da Aachen 655 Km. Da Fulda l’ostacolo principale è l’attraversamento del Reno; da Tours bisogna attraversare la Loira , la Senna e la Mosa. Dunque Carlo Magno non permette ad Alcuino di andare a Fulda e poi gli concede di andare a Tours, ad una distanza doppia con le strade di allora e con difficoltà triplicate?  Non ha senso.

Ma tutto si spiega in un territorio ristretto come la Francia Picena, con un monastero di santo Amando a quindici miglia dal monastero di san Martino, come dice Alcuino stesso in una lettera. Per santo Amando, da cui deriva il toponimo di Amandola, Alcuino ci passava per fare una strada più comoda, anche se un poco più lunga, quando dove andare o tornare dalla val di Chienti. Questo monastero di santo Amando, di cui parla Alcuino, lo stanno ancora cercando dai tempi dell’abate Frobenius Forster, ma pare che in Francia non lo abbiano ancora trovato.                               

                                     Mancini Enzo               Macerata 6 gennaio 2021

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