Lo “Sciame Sismico” di Eginardo
Mi sono riletto la “Vita Karoli” perché penso che alcuni punti di questa biografia dovrebbero essere meglio considerati da una onesta storiografia, alla luce di quanto detto da Giovanni Carnevale. Il quale non è stato mai preso in seria considerazione dal mondo accademico, checché ne dicano quelli dell’Università di Camerino. Sia UNICAM che UNIMC avrebbero avuto lustro dalla tesi del professore salesiano, invece ha prevalso il timore di sputtanarsi. E poi, come ha detto qualcuno molto più importante, “Nemo propheta in patria sua”.Di alcuni di questi punti di cui dicevo ho già scritto qualcosa, ma non sarà male rispolverarli.
Dunque Carlo muore il mattino del 28 gennaio 814, anno giuliano. Aveva 72 anni.
· Era andato a caccia non lontano dalla reggia di Aquisgrana fino ai primi di novembre, all’età di 72 anni. Molto più plausibile dalle nostre parti, considerando anche l’età.
· Nell’anno 811 Eginardo dice che era “ regni eius in Francia XLIII et in Italia XXXVI ”. Per Eginardo l’Italia non era quella di oggi, ma il territorio controllato dai Longobardi. Non nomina la Gallia e la Germania. Le considerava un territorio marginale del regno?
· Nel testamento l’elenco delle venti chiese metropolitane a cui viene assegnato un contributo in denaro comincia con: Roma, Ravenna, Milano, Cividale del Friuli, Grado. Poi vengono quelle oltre le Alpi. Non è naturale pensare che l’elenco cominciasse dalle chiese più vicine a casa sua?
· Costruì ad Aquisgrana una basilica di eccelsa bellezza e la adornò di oro, di argento e candelabri, di balaustre e di porte in bronzo massiccio. Fece venire ad Aquisgrana marmi e colonne da Roma e da Ravenna, non potendo trovarle altrove. San Claudio è equidistante da Roma e da Ravenna. Il trasporto oltre le Alpi sarebbe stato assai più difficile, e quindi improbabile. Poi in 1200 anni è sparita un sacco di roba, ma i muri no. Porte di bronzo, candelabri e balaustre se li sono portati in Germania, grazie soprattutto al vescovo Bernoardo. L’oro e l’argento… credo ci siano arrivati prima i Romani.
· Il giorno dell’Ascensione dell’813 collassò il portico colonnato che univa la reggia alla basilica. Resti di queste colonne sono ancora lì sotto, nei campi dietro la chiesa di san Claudio. Meglio che restino sottoterra, finché la tesi di don Carnevale non verrà presa in seria considerazione.
· Si esercitava spesso nel nuoto. I mosaici della piscina adiacente alla reggia, a nord della chiesa, sono stati dispersi dall’aratro dei contadini; con un pezzo della tubatura di piombo che portava acqua alla piscina mio zio ci si fece pallini per le cartucce. Ora c’è un campo da calcio.
· Studiava astronomia sotto la guida di Alcuino. La cupola di san Giusto in san Maroto era il planetario di Carlomagno, costruito dagli stessi muratori che avevano costruito la basilica di Aquisgrana, i Saraceni ospitati a Sarrocciano, parte della parrocchia di san Claudio, venuti da “outremère”.
· La palla di bronzo dorato che ornava il lucernario della basilica, lucernario come quello di san Vittore alle Chiuse, fu scagliata da un fulmine sopra la casa del vescovo, che era contigua alla basilica. L’edificio “a latere” della chiesa di san Claudio per mio padre era la casa del vescovo, perché quando lui era piccolo il vescovo di Fermo, Carlo Castelli, ci abitava nei giorni feriali. Fino a 40 anni fa per il diritto canonico il vescovo di Fermo era il parroco di san Claudio. Come mai?
· Carlo armò una flotta per contrastare le scorrerie dei Vichinghi, gli uomini del Nord, che assaltavano il litorale “Gallicum atque Germanicum”. Eginardo non usa il termine Francia. Anche lo evita per la Francia del sud: “ litus provinciae Narbonensis ac Septimaniae”. Ma è chiaro che per lui Aquisgrana è nel cuore della Francia. Che doveva dire di più, che era nella Francia Picena?
· “Accessit ad hoc creber aquensis palatii tremor et in domibus, ubi conversabatur, assiduum laqueariorum crepitus”. Traduco. “Capitò inoltre un frequente tremore del palazzo di Aquisgrana e, nelle case in cui ci si riuniva, un ripetuto crepitio dei soffitti”. Fra le cose strane che annunciarono la morte di Carlomagno ci fu una sequenza sismica come quella del 2016 – 2017, verificatasi nel centro Italia, definita da INGV: sequenza sismica Amatrice – Norcia – Visso, con epicentri situati tra i Monti Sibillini, i Monti della Laga, i Monti dell’alto Aterno. I giornali parlarono di sciame sismico. Ha detto Enzo Boschi che le caratteristiche sismiche di un territorio non cambiano se non dopo milioni di anni. In 1200 anni ad Aachen questa sequenza, così ben descritta da Eginardo, non si è mai verificata: non è propria della struttura geologica denominata “Graben del Reno”.
· Ci furono anche frequenti eclissi di sole e di luna fra i segni premonitori della morte dell’imperatore; prendiamo in considerazione le eclissi di sole dei due anni precedenti. Quella del 14 maggio 812, come dicono le coordinate del Canon der Finsternisse di Thedor von Oppolzer, a mezzogiorno fu totale in Marrocco, nel pomeriggio fu parziale per l’Italia, nel sud con oltre il 90 % di copertura del disco solare. Ad Aachen la copertura del sole era si e no del 50% . Specialmente se era nuvoloso, cioè spesso da quelle parti, non se ne accorgeva nessuno. C’è anche da considerare che a quei tempi le eclissi di sole non erano eventi previsti e attesi come ai giorni nostri. Come testimonia nella "Chronographia" Teofane il Confessore, proprio per l’anno 813, la popolazione era terrorizzata da una eclissi di sole totale, perché inaspettata. In Italia se ne accorsero in tanti. L’eclissi di sole del 4 maggio 813 per l’Italia fu parziale; Fu totale a cominciare dalla penisola balcanica, poi per l’Ucraina, la Russia, per finire nella regione di Arcangelo. Ma dalle coste marchigiane la copertura era oltre il 90% e si verificò esattamente all’alba: un evento rarissimo da poter testimoniare. Dall’Adriatico si levò un sole nero, quasi nero, amplificato dalla lente dell’atmosfera. All’alba il sole si po’ fissare senza diventare ciechi e si percepisce molto più grande, come al tramonto. Uno spettacolo a cui avrei voluto assistere, anche sacrificando un occhio. Da Aachen anche questa eclissi non poteva avere una copertura del disco solare maggiore della metà, offuscata inoltre dalle teutoniche brume. E poi per me all’alba i crucchi stavano tutti a dormire.
Mancini Enzo - 28 ottobre 2026 - dieci anni dopo lo sciame sismico
Nessun commento:
Posta un commento