venerdì 22 marzo 2024

Il Prof. Enzo Mancini ringrazia per l'assist dei medievisti di Montecosaro

 Morresi Alberto  mi ha mandato uno scritto di un signore che proclama con soddisfazione:

 
“Caro Alvise, FINE DELLA FAVOLA. Una delle tante prove documentali che Aquisgrana  era l’attuale Aachen, ( anche ai tempi di Carlo Magno). Nella lettera n.14 indirizzata a fratel Gerwando, bibliotecario della Scuola Palatina, Eginardo scrive: - Raro celerius quam septem dierum spatio de Aquis ad Martyrum limina potui pervenire. –“
 
Per l’HATER di Giovanni Carnevale questa frase prova matematicamente che Eginardo in sette giorni si spostava dalla sua abbazia, a Seligenstadt,  ad Aachen,  cioè da casa sua a quella che ufficialmente è l’Aquisgrana carolingia. E ciò prova altrettanto matematicamente che Aachen era la capitale di Carlo Magno.                                                                                                                                                                                  Logica sopraffina, degna dei medievisti di Montecosaro.
 
Eginardo dice semplicemente a fratel “Gerwardo”, non Gerwando, che aveva problemi a viaggiare, con i suoi acciacchi di anziano:  “Raramente in passato potei arrivare in meno di sette giorni da Aquisgrana a Roma”.  Era il doppio di quello che ci mettevano in media a quei tempi per andare da San Claudio al Chienti a Roma. “Non potete pretendere  che lo faccia ora che sono più vecchio.”  Vorrebbe dire.
 
La locuzione “Martyrum limina” equivale ad “Apostolorum limina”, cioè Roma.  Chiedano lor signori ai medievisti seri. Tanto che nella stessa lettera, poche righe dopo, Eginardo, per dire che qualcuno si era rifugiato presso di lui, a Seligenstadt,  scrive: “Quidam servus… confugit ad limina sanctorum Marcellini et Petri”.  Aveva da poco commesso il “sacro furto” di reliquie dei martiri romani.
 
Messaggio per gli HATERS di don Carnevale: “OPTO UT SEMPER BENE VALEATIS”, come chiude la lettera in questione, così ci date una mano a provare che il professor Carnevale ha ragione!
 
Vale anche per Florian Hartmann, per Tommaso Di Carpegna Falconieri e tanti altri: continuate così che vi troverete più presto in un “cul de sac”. Continuate a sottoscrivere che il “Grande Carletto” si rimpinzava ad AACHEN di “cucumeres et pepones” coltivati in loco,  come attesta il “Capitulare de villis”.
 
Mentre Wolfgang Behringer dell’Università del Saarland attesta che l’Alto Medioevo coincise con un periodo più freddo della media,  basandosi su dati ( questi si scientifici) ricavati da carote di ghiaccio, di torba, da studi dendrologici, palinologici e altro, nonché da fonti documentali.
 
Però cerca di non dirlo troppo forte, spendendoci due paginette su trecento circa, nel suo libro:  Kulturgeschichte des Klimas. Von der Eiszeit zur globalen Erwarmung”.                                                (Storia culturale del clima. Dall’era glaciale al riscaldamento globale)
 
Chissà perché? Forse perché è tedesco?
 
Mancini Enzo  22 marzo 2024
 

giovedì 21 marzo 2024

Nimega o Numana?

Dai documenti la data di nascita di Ottone III è avvenuta nel giugno/luglio del 980 ed inoltre descrivono quanto segue: 

I genitori di Ottone III erano l'imperatore Ottone II e sua moglie bizantina Teofano. Nacque nel 980 durante il viaggio da Aquisgrana a Nimega nella Reichswald di Kessel (Ketil). Assieme a lui, nacque una gemella, che però non sopravvisse al parto.

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 Ottone II scese poi in Italia allo scopo di scacciare dal Mezzogiorno gli Arabi e possibilmente anche i Bizantini (980); ma, dopo una serie di operazioni di scarso rilievo, fu sconfitto dagli Arabi dell’emiro di Sicilia ?Abd al-Kassem a Capo Colonne (982) e costretto a interrompere l’impresa. Recatosi a Verona, vi presiedette una solenne Dieta, che deliberò la ripresa della guerra nel Mezzogiorno ed elesse nel 983 re di Germania il bambino Ottone III, figlio suo e della bizantina Teofano.



 Ritengo che, considerato che Ottone II  nell'980 aveva iniziato la sua marcia verso Taranto per scacciare i Saraceni, sia più propriamente da tradurre Numana invece di Nimega.

martedì 19 marzo 2024

Da "La Rucola" riflessioni sul Convegno di Montecosaro

 

Ancora polemiche dopo il convegno di Montecosaro: domande, dubbi, casualità storiche

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Il 19 novembre 2022 il Centro Studi Storici Maceratesi ha affrontato il tema di Aquisgrana a San Claudio, così da poter irridere questa teoria. Di ben altro spessore, anche se sullo stesso argomento, è stato il convegno del 18-19 novembre 2023 tenuto a Montecosaro, in collaborazione con il Centro Studi Montecosaresi: lì sono scesi in campo pezzi da novanta della cultura accademica italiana e tedesca.

Dopo la presentazione del sindaco Reano Malaisi, ha svolto la relazione introduttiva il conosciutissimo e preparatissimo professor Tommaso di Carpegna Falconieri sulla metodologia storica. La sua è stata una lezione perfetta, peccato che, come si è visto nel corso del convegno, lui non l’abbia applicata. Predica bene ma “razzola” male.

Un docente della Sapienza di Roma, ha riferito che un professore tedesco, Heribert Hillig, non avendo trovato in Germania reperti del periodo carolingio, è arrivato a dire che Carlo Magno non è esistito. Un programma televisivo di quel paese ha organizzato una serie di dibattiti tra Hillig e un luminare che difendeva la storia riportata nei manuali scolastici. Incredibilmente la maggioranza dei tedeschi che ha seguito queste trasmissioni concordava con Hillig, generando nel professore della Sapienza grandissima ilarità. Lo studioso della Sapienza dovrebbe invece riflettere su questa vicenda: se è vero, come è vero, che le più strampalate teorie antiscientifiche hanno un seguito più o meno ampio, nessuna però aveva mai superato il 50% dei consensi. Come mai Hillig invece è riuscito a persuadere tante persone? Forse perché i manuali scolastici non sono convincenti? O forse perché gli spettatori, facendo un ragionamento elementare, quindi semplice, dato che conoscono bene il freddo che fa in Germania, (nonostante il riscaldamento globale di oggi!), si chiedono: un regnante sceglierebbe di passare l’inverno nel luogo più caldo del suo regno oppure nelle terme d’acqua calda di Aachen? E poi non c’è acqua calda che sgorga dal terreno anche nelle terre lambite dal Mediterraneo?

Russell Chamberlin nel suo “Carlo Magno imperatore d’Europa” (Newton Compton 2006; Mondadori 2010) inserisce alla p.128 una “Ricostruzione dopo gli scavi di un villaggio vicino Gladbach, nella zona del Reno del VII-VIII secolo”: è evidentissimo che si tratta di manufatti primitivi! Possibile che in Germania, in quel periodo, ad est del Reno, non siano state repertate città, ma solo piccoli villaggi, né strade? La mia maestra delle elementari mi ha insegnato che Ludovico Antonio Muratori, (considerato ‘il più importante storico italiano di tutti i tempi), avrebbe detto che la storia del nostro paese andava scritta dagli italiani. Certamente la mia insegnante, formatasi culturalmente durante il fascismo, esagerava con la sua mentalità nazionalistica. Il Centro Studi Storici Maceratetesi d’altra parte ha forse esagerato nella sua esterofilia invitando due studiosi tedeschi, Florian Hartmann e Hildegard Sahler, ma soprattutto non permettendo il contradditorio durante il convegno.

Questa studiosa è ben conosciuta dai cultori dell’architettura di San Claudio al Chienti e di lei ho scritto, confutandola, sui numeri 227, 272, 274, 276, 277, 297, 299 de “La Rucola”. Sono convinto di aver dimostrato che la Sahler è una brava studiosa, ma di parte. Il primo invece è uno storico emergente dell’università di Aachen (Aquisgrana): non lo conosco e mi riprometto di approfondire i suoi scritti. Il professor Alberto Meriggi, citandolo, così parla di Aquisgrana: “Una località descritta come vicina a un luogo detto Iulo, in questo modo soprannominato in onore del suo fondatore Giulio Cesare” (Cronache Maceratesi 21/11/23). Il professor Hartmann ha parlato dell’esistenza di un posto in Germania che si chiama Iulo: si riferiva forse all’unico territorio conquistato da Roma a est del fiume Reno tra il 10 a.C. e il 5 d.C., cioè 34 anni dopo la morte di Giulio Cesare? È sicuro Hartmann che Cesare abbia fondato una località che sarebbe stata conquistata dai suoi successori 34 anni dopo la sua morte?

Widukind scriveva: “Il palazzo di Aquisgrana era vicinissimo a Julo, centro così chiamato dal fondatore Giulio Cesare” (Widukind, “Rerum Gestarum Saxonicarum libri tres”, ed. P.Hirsch, Hannover 1977). Nel comune di Pievetorina (MC) invece c’è una località che si chiama Giulo. E se Vincenzo Galiè nega l’esistenza di questo posto (Galiè V., “L’Antica Aquisgrana”, Litografica Com. Fermo, dicembre 2011 p.35), forse è solo perché non ha avuto tempo per andarlo a vedere personalmente? La fotografia del cartello stradale inserito nell’articolo è sufficiente per fugare ogni dubbio sulla sua esistenza.

Albino Gobbi e il cartello “Giulo”

Hildegard Sahler ha svolto la sua relazione attingendo giustamente dal suo saggio del 1998, tradotto in italiano nel 2006; con la solita furbizia, non ha mostrato al pubblico presente la pianta della chiesa di Germigny-des-Prés perché non assomiglia, come invece dovrebbe, alla chiesa di Aachen, ma solo il vecchio alzato, cioè una pittura della chiesa precedente. Al momento del dibattito ho domandato alla studiosa: “Perché a p.65 (edizione italiana del 2006) scrive che è molto probabile che San Claudio è stata costruita intorno al 1030, ma poi nel sommario in lingua inglese di p. 235 scrive ‘probably around’ 1030 mentre nel sommario di p. 237 in italiano dà per certa la costruzione verso il 1030?  Perché ha fatto la stessa operazione nell’edizione tedesca del 1998 quando a p. 45, in tedesco e a p.242 in inglese dice che ‘probabilmente San Claudio è stata costruita verso il 1030’ mentre nel sommario in italiano scompare il probabilmente?” La Sahler ha dovuto ammettere che la data di costruzione di San Claudio è frutto di un suo parere, aggiungendo che non bisogna guardare singole pagine ma tutto il libro. Tuttavia, come avrei potuto parlare di tutto il resto del saggio della Sahler con un’unica domanda? Dato che, seppure nel programma del convegno era previsto il dibattito, il presidente dell’assemblea invece ha permesso solo domande!

La belga Elisabeth de Moreau d’Andoy ha chiesto per quale motivo la chiesa di Aachen non assomigli a quella di Germigny-des-Près, come invece dovrebbe, dato che il Vescovo Teodulfo, che l’ha edificata, ha scritto a Carlo Magno dicendogli di averla “costruita sulla base del modello della cappella palatina di Aquisgrana”? Hildegard Sahler, non sapendo rispondere, ha incominciato a balbettare, ma è corso in suo aiuto il professor Tommaso di Carpegna Falconieri, che presiedeva il convegno, dimostrando molta abilità: ho il sospetto che da giovane si sia dilettato a fare il prestigiatore-ipnotista, dato che ha cambiato le carte in tavola dicendo che il vescovo Teodulfo non ha dichiarato che la sua chiesa è quadrata, quindi, essendo Germigy-des-Près costruita dopo quella di Aquisgrana, poteva assomigliare a quella di Aachen. Per cui un quadrato (di Germigy-des-Près) assomiglia a un ottagono (di Aachen) e tutti, potrebbe dire Trilussa, “se sò messi a pecorone”.

Giustamente il presidente del Centro Studi Storici Maceratesi si è congratulato, alla fine del convegno, con il suo collega dell’Università di Urbino per l’abilità con la quale ha evitato contestazioni ai relatori. Nel convegno dell’anno precedente ecco la domanda che avevo posto a Furio Cappelli: “Quale documento ha esibito la Sahler per far scrivere a lei, Cappelli, che San Claudio fu realizzata nell’XI secolo? Per quale motivo Hildegard Sahler invece scrive a p. 237 ‘verso il 1030’ ma a p. 235, in inglese, ‘probably around 1030’? Non avendo comprovato ma solo ipotizzato che San Claudio fu realizzata nell’XI e non essendoci documenti che attestino il periodo della costruzione di San Claudio, per quale motivo lei ha scritto che la Sahler “ha comprovato” che San Claudio fu realizzata nel secolo XI?” …sto ancora aspettando la risposta.

La professoressa Simonetta Torresi, a sua volta, ha domandato al professor Tommaso di Carpegna Falconieri quali territori venivano intesi come Italia nell’VIII secolo, avendo come risposta che erano i territori del Regno Longobardo di Pavia, che arrivava fino alla Tuscia (Toscana) e non comprendeva la Romagna e il ducato longobardo di Spoleto. Quindi tutte le attuali Marche, Umbria e Lazio, in quel periodo, non facevano parte del territorio chiamato “Italia”. Quando Carlo Magno è diventato anche Re dei Longobardi continuava ad essere chiamato “Italia” il territorio tra la Toscana e le Alpi ma non Marche, Umbria, Lazio e parte dell’Abruzzo, che pure sono parte dell’Impero carolingio. Prima del 774 molti abati dell’abazia di Farfa (RI) risultano essere franchi (I. Schuster, “L’imperiale abbazia di Farfa”. Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1987).

Agli inizi degli anni 70 del ‘900 il professor Febo Allevi ha tenuto una serie di seminari all’università di Macerata sulla numerosa presenza di Franchi nelle province di Macerata e Fermo (Allevi F., “Tra storia leggende e poesia – scritti editi e inediti di Febo Allevi” a cura di C. Castignani; R. Cicconi, “I Franchi e le tradizioni epico cavalleresche nella Marca”, Comune di San Ginesio 2005). Il professor Tommaso di Carpegna Falconieri ha ricordato lo scontro culturale tra storici francesi e tedeschi del 1800 che ha causato 3 guerre: 1870; 1914-18; 1939-45. Sono d’accordo: per evitare altre guerre, meglio fingere di credere che la rinascenza carolingia sia avvenuta tra le foreste e le capanne primordiali teutoniche.

I dubbi della redazione: ma… se l’Italia arrivava solo fino alla Toscana… nelle Marche che c’era… il nulla? oppure qui c’era la Francia Antiqua? Ora che ci pensiamo… il Giglio di Francia stava effigiato solo nelle Marche quindi… (chiediamo per un amico) non è che pure i Franchi stavano qui?! Riguardo Giulo (non lo Julo tedesco… bensì quello marchigiano)… lo sapete che il luogotenente di Cesare, Tito Labieno, era di Cingoli (che sta pochi chilometri distante da Giulo)? Un caso… o no?

Albino Gobbi

9 marzo 2024

mercoledì 6 marzo 2024

Post scriptum del Prof. Carnevale verso Hildegard Sahler

 

Dal libro del Prof.

G I O V A N N I  CARNEVALE

La scoperta di

AQUISGRANA

in VAL DI CHIENTI

 

POST SCRIPTUM

Quando questo mio lavoro era già pronto per la stampa è pervenuto in Macerata il

volume di Hildegard Sahler “San Claudio al Chienti”, Ed. Rhema, Münster 1998.

Il volume, di notevole impegno editoriale, con ricco e adeguato repertorio di

profili grafici e documentazione fotografica, è redatto in lingua tedesca ma presenta

in chiusura un breve sommario in lingua italiana.

Lo studio della Sahler non tiene conto della mia tesi su San Claudio, ma fa il

punto in modo accurato ed esauriente in merito agli studi a tutt’oggi effettuati

sulla cosiddetta Abbazia di San Claudio al Chienti e sugli altri similari edifici,

prima cioè che in tale ambito irrompesse, sconvolgente, la mia teoria sull’origine

carolingia degli edifici.

Mi permetto solo qualche rilievo su come la Sahler delinea le origini di San

Claudio.

A pag. 54 del testo tedesco si afferma che la chiesa di San Claudio è documentata

solo a partire dal 1092, e poiché per ragioni stilistiche la chiesa è anteriore a

tale data, per collocarla correttamente nel tempo occorre valutare attentamente le

circostanze in cui San Claudio e gli altri edifici similari furono costruiti. Al che

non posso non dare il mio totale assenso.

A pag. 45 l’autrice si esprime in questi termini: “Nei pressi di Pausulae, antica

città e già sede episcopale, il vescovo di Fermo fondò con molta probabilità la

Pieve di San Claudio, come decisa affermazione dei suoi diritti sulla diocesi”

(paleocristiana scomparsa, n.d.a.). Il “con molta probabilità” dà alla affermazione

della Sahler il valore non di un effettivo dato di fatto, ma di un suo personale

orientamento storiografico, che io rispetto e potrei anche condividere purché all’espressione

“fondò la Pieve di San Claudio” non si dia il senso di “costruì la Pieve

di San Claudio”. Negli anni immediatamente posteriori al 1000, cioè dopo la

morte di Ottone III, resse le sorti dell’Impero Enrico II, di cui è nota la politica

ecclesiastica volta a potenziare il potere delle diocesi sul territorio dell’Impero. È

una tesi perfettamente sostenibile che con lui la Cappella palatina di Aquisgrana

sia divenuta Pieve e quindi parte integrante del Patrimonio di S. Claudio, cioè

della Chiesa di Fermo. Basti pensare che in quegli anni - lo si è spesso richiamato

- anche gli antichi “Ministeria” carolingi della Val di Chienti divennero

“Privilegia” dipendenti dalla Chiesa Fermana.

A pag. 243 del Sommario l’autrice afferma però: “Il vescovo Uberto di Fermo

si fece costruire in un posto strategicamente importante, verso il 1030, la chiesa a

due piani di San Claudio al Chienti come chiesa privata rappresentativa insieme

alla sua residenza, riservandosi personalmente la chiesa superiore, mentre quella

inferiore continuava nella sua funzione la tradizione della pieve paleocristiana”.

Ammesso e non concesso che la funzione di San Claudio dopo il 1000 fosse quel

la adombrata dalla Sahler, è comunque inaccettabile il perentorio “si fece costruire”.

Qui non si può più parlare di particolare orientamento storiografico perché si

afferma, senza mezzi termini, che San Claudio fu costruita verso il 1030 dal

vescovo Uberto; l’autrice non adduce prove documentarie né potrebbe addurle

perché già a pag. 54 aveva affermato che le prime notizie di un “Ministerium” di

San Claudio datano dal 1089 e quelle di una chiesa di San Claudio dal 1092.

Nella redazione italiana del Sommario la Sahler insomma calca la mano e induce

l’incauto lettore italiano a credere che sia la data, sia il vescovo costruttore siano

dati di fatto e non sue illazioni o congetture.

Il lettore che vorrà farsi un’idea approfondita delle origini di San Claudio non

ha che da confrontare tali congetture con la corposa ricostruzione storico-archeologica

da me fornita sull’ascendenza carolingia del discusso edificio.

Comunque, poiché le mie ricerche si fermano pressappoco all’anno 1000 e

quelle della Sahler partono da tale data, le nostre due pubblicazioni si presentano,

per profilo cronologico, complementari. Peccato che della mia produzione la studiosa

tedesca non sembra conoscere le pubblicazioni del 1994 e 1996, ma solo

quella del 1993, come risulta dalla nota 14 di pag. 21, in verità troppo sbrigativa.

L’autore

lunedì 4 marzo 2024

Ponthion - Parigi distano solo qualche centinaio di metri per il Liber Pontificalis

Da Ponthion a Parigi ci sono 194 Km. 
Il documento "Liber Pontificalis" descrive che i due luoghi distano solo tre miglia cioè cinque chilometri. 
Eventi che incongruenza risulterebbe da Carassai a Ponthion 

Riporto in traduzione uno stralcio relativo al Papa Stefano II:

Ed egli stesso, nel suo palazzo, in un luogo chiamato Ponticone, distante circa tre miglia, smontato da cavallo, prostrato a terra con grande umiltà, insieme con la moglie, i figli e i nobili, ricevette la stessa santissima papa;  al quale, a sua volta, si affrettò verso un certo posto accanto al suo sellaio.  Allora il suddetto uomo onnipotente, con tutta la sua voce estesa, dando gloria e lode incessante a Dio onnipotente, con inni e canti spirituali, si recò al suddetto palazzo insieme al suddetto re.  E ivi seduti insieme nell'oratorio, subito ivi il beatissimo papa pregò con lacrime il suddetto re cristianissimo, che regolasse con trattati di pace la causa del beato Pietro e della repubblica romana.  Il quale, prestando il presente giuramento, convinse lo stesso beatissimo papa ad obbedire a tutti i suoi comandi ed ammonimenti senza eccezione, e a restaurare con ogni mezzo l'esarca di Ravenna e la repubblica, come gli piacque.
 Ma poiché si avvicinava il tempo dell'inverno, pregò lo stesso santissimo papa di recarsi con tutti i suoi seguaci al venerabile monastero del beato Dionigi a Parigi per farsi presentare.  Fatto ciò, e in quello stesso venerabile monastero, unendosi col diletto cristiano Pipino, annuendo al Signore, dopo alcuni giorni il cristianissimo re Pipino fu unto re dei Franchi dallo stesso santissimo papa, per la grazia di Cristo , con i suoi due figli.  Ed il beatissimo papa fu molto indebolito dall'eccessiva fatica del viaggio e dalla disuguaglianza dei tempi, tanto che tutto il suo popolo, come anche quello dei francesi che si trovava lì, si disperò.  Ma l'indicibile misericordia di nostro Signore Dio, che non abbandonò neppure coloro che speravano in lui, desiderando salvare un uomo cristianissimo, mentre si aspettavano di trovarlo morto al mattino, fu improvvisamente ritrovato sano un altro giorno.
 Ma il re Pepino, compiaciuto dell'ammonizione, ed essendo stato assolto dalla grazia e dalla preghiera del venerabile pontefice, si recò in un luogo chiamato Carisiaco, e lì radunò tutti i nobili del suo potere reale, e infondeva loro il potere santo ammonimento del suo grande padre, determinato con loro che un tempo aveva deciso di compiere, in favore di Cristo, insieme allo stesso beato papa












 

sabato 2 marzo 2024

Pausola

 L'Antica sede arcivescovile di Pausola ha un nuovo vescovo: il vastese Lalli che il Papa ha nominato Nunzio Apostolico della Papua Nuova Guinea. 

La chiesa paleocristiana, i cui resti furono ritrovati a San Claudio, potrebbe essere stata la sede arcivescovile del vescovo Claudio, che partecipò al sinodo romano indetto da papa Ilario

Il vastese Lalli nunzio apostolico della Papua Nuova Guinea