martedì 9 agosto 2022
mercoledì 27 luglio 2022
Anche il Muratori entra in confusione quando deve ubicare Aquisgrana!
Da: Muratori anni 881 – 883
Anno di Cristo 881.
Indizione XIV.
di Giovanni VIII papa 10.
di Carlo Il Grosso imperadore
1.
Per le ragioni di sopra addotte tengo io per fermo che
Carlo il Grosso conseguisse non già
![]()
nell'anno addietro, ma bensì nel presente da papa
Giovanni la dignità e titolo d'Imperador de' Romani. Nella Cronica Farfense (1)
da me pubblicata si legge un diploma di esso Carlo Crasso, confuso da quello
storico con Carlo Magno, dato II^. Kal. Alatili, Anno, Christopropitio
lmp'.rìi Domili Karoli praepotenu's Augniti unctionis suae Primo, Indiclione
XIV. Actum Aquis l'illudo. Se, come dissi ivi in una Annotazione, col nome
di Aquis s'intendesse Aquìsgrana, non potrebbe stare che allora questo Augusto
si trovasse in quel luogo. E che neppure quivi si parli della città d'Aiqui nel
Monferrato, lo deduco io da un bellissimo placito che originale si conserva
nell'archivio dei canonici d'Arezzo, e fu da me pubblicato (i) altrove.
Da esso apparisce che Carlo il Grosso si trovava in Siena, assistente al
medesimo placito , Ando Impciii idem Domni Karoli Primo, Mense Martio,
Indictione Quartadecima, cioè nel marzo dell'anno presente, nel tornare che
l'ili faceva dalla coronazione romana. Adunque non potè egli sul
fine di febbraio trovarsi nel Monferrato, come pretese a quest'anno l'Eccardo
(3). Non si accorda questo documento col pisano riferito di sopra; e quando
quoto sussista, parrebbe che nel febbraio, o nel principio di marzo
accadesse la coronazione romana di Carlo il Grosso. Veggasi ancora un altro diploma
all'anno 896 qui sotto, dove si incontra un Aquis, che era forse una
corte posta nel contado di Verona. Intanto l'Augusto Girlo invece di procedere
coli' armi sue, siccome il papa desiderava e sperava, alla difesa del
Ducato Romano, troppo malmenato dai Saraceni, noi il iniriam ritornato in
Lombardia a prendersi il fresco. Da un suo diploma (4) presso il Campi si
scorge ch'egli era ritornato a Pavia K. ldus Aprilis Anno
Incarnationis Dominicae DCCCLXXXI. Indictiont XIV. Anno Imperli primo. Un
altro da me dato alla luce (5) cel fa vedere V. KaUndas Mai' Anno
liicaiiialionis Dominicae DCCCLXXXI. Indictione XIV. Anno vero Imperli ejus lì.
(sari scritto nell'originale Anno 1.) In esso dic'ejli, Berengarium
Ducem (del Friuli), et affittitale nobis conjimctum (perchè
figliuolo di Gislasua zia paterna) nostram deptveasse clcmenUam, qua-
temo cuidam Capellano suo. Pttrum nomine, conCederemus quasdam res
massaricias ec. Non si sa che questo Augusto attendesse nell'anno presente
ad impresa alcuna. Abbiamo bensì una lettera a lui scritta nel dì 29 di marzo
(fi), nella presente indizione XIV , da papa Giovanni, in cui gli rappresenta i
gravissimi guai patiti allora dai Romani per cagion dei Saraceni , guai che
andavano ogni di più crescendo; e però lo scongiura di spedire,
secondoche avea promesso, in loro aiuto un forte esorto Chron. FariViis. P. II.
I. 2. Rer. Italie p. 38o. (2) Anliq. lui. Diucrt. XXXI. Q) F.rrard. Rrr.
Germanìcar. lib. 3l. (4) Campi, lslor. Piarmi, loin. I. pag. ^tìtì.
(5) Antiqui!. Italie. Di>Krt. V.
(6) Epist. a(x). Johannis
Papae Vili.
cito, alla cui testa sia un generale mandato dalla
corte sua: segno che il papa non si fidava dei ducili di Spoleli e Toscana. Ma
non apparisce che Carlo il Grosso se ne prendesse gran pensiero, né clic
inviasse gente a soccorrere l'alllitta Roma. Due diplomi d'esso Augusto nel dì
4 di dicembre in Milano si leggono nelle mie Antichità Italiche (1). Si
raccoglie da un'altra lettera (a), che manda esso pontefice all'iniperadore Pelrum,
insignem Palatti nostri super ista (si dee scrivere supero- tam
) Deticùuum Consiliarìum nostrum , comunemque Fideleim, con Zaccheria
vescovo, affinchè esso Augusto spedisca i suoi messi prò recipiendis de
omnibus, quae hactenus perperam acla fiiemnt, jusliliis, et emendalionibus, ac prò
totius Terrae Sancii Petri salute. Qui si rac
al medesimo Romano, noi impariamo che papa Giovanni s'
era portato a Napoli. Il motivo di questo viaggio risulta da varie altre sue
lettere dell'anno presente (1). Atanasio II vescovo insieme e duca di Napoli,
per ambizione , per interesse, per cabale uomo lutto mondano, si compiaceva
forte dell'amicizia dei Saraceni, perchè entrava a parte de' loro bottini, cioè
degli assàssinj clic coloro andavano commettendo negli Stati della Chiesa
Romana, di Capua, e dell' altre contrade cristiane. Più preghiere ed istanze
avea fatto papa Giovanni; molto danaro avea sborsatoi andò più d' una
volta a Napoli, e dovette andarvi anche nel1' anno presente apposta , anche per
tentare in persona di rompere quella indegna lega. Nulla poi fruttando tanti
passi, finalmente pro
comanda papa Giovanni , perché vengano i ! feri contra
di lui la scomunica. Ma questo ve
messi dell'imperadorc, acciocché colla loro autorità si rimedii ai torti e danni inferiti alla Chiesa Romana.
martedì 26 luglio 2022
Il viaggio dell'elefante regalato a Carlo Magno dal califfo di Bagdad secondo il Prof. Enzo Mancini
Portus Veneris
Mio fratello Ennio, a cui va
dato il merito del rinnovato interesse per Abul Abbas da parte del centro studi
carolingi di san Claudio, ispirato probabilmente dal lavoro dell’amico Albino
Gobbi sulla presenza dei Franchi nel vicino Abruzzo, mi ha dato un prezioso
suggerimento proprio oggi.
Mio fratello, maggiore d’età
ma minore di studi, ha preso a cuore la ipotetica grande storia del nostro
“natio borgo selvaggio” sicuramente più di me, che ultimamente ho avuto da
pelare altre gatte e quindi minore disponibilità di tempo.
Insomma curiosando sulle
vecchie abbazie dell’Abruzzo ha scoperto che alla foce del fiume Sangro, in
comune di Fossacesia, esiste l’abbazia
di san Giovanni in Venere, un complesso monastico con veduta dalla collina
sull’Adriatico, un tratto di mare conosciuto come golfo di Venere.
Il toponimo di “Portus Veneris”
è attestato da antichi documenti.
Per farla breve, verso l’anno
540, vivente san Benedetto, alcuni dei suoi discepoli edificarono, sulle rovine
di un tempio di Venere, un monastero e una chiesa dedicata alla Madonna e a san
Giovanni Battista. Il monastero, dipendente prima da Monte Cassino e poi da
Farfa, si rese indipendente solo nel 1004.
Nell’abbazia, che nel suo
momento migliore ebbe possedimenti, oltre che in Abruzzo, nelle Marche, in
Puglia, in Romagna, in Dalmazia, soggiornarono personaggi che divennero Papi:
Stefano IX, Celestino V, Vittore III.
Quindi non ci sarebbe bisogno
di arzigogolare che Porto Venere poteva essere Cupra Marittima, perché a meno
di cento chilometri più a Sud, sulla costa Adriatica, è documentata la presenza
di un Portus Veneris che agli inizi del IX secolo poteva far parte del
territorio carolingio.
( Questa precisazione è
soprattutto per Albino Gobbi: sono tornato virtualmente a visitare il santuario
della Madonna di Canneto, con google maps )
Nel 2006 ad agosto partecipai
ad un ciclo-pellegrinaggio organizzato dalla parrocchia di san Marone di
Civitanova Marche. Nella seconda giornata di fatica il gruppo di cicloamatori risalì
la valle del Trigno e fece tappa al santuario di Santa Maria di Canneto.
Entrando nella antica chiesa attirò la mia attenzione una pesante lapide sul
lato sinistro rispetto all’entrata. Ci si legge:
Papi ed imperatori del medioevo che nelle loro bolle e
diplomi menzionarono la chiesa e il monastero di Santa Maria di Canneto sul
Trigno
Marino II – Giovanni XIII – Stefano IX – Niccolò II –
Urbano II – Pasquale II – Callisto II – Anastasio II – Alessandro (?) – Clemente
(?) Innocenzo III – Onorio III – Sisto IV
Carlo Magno – Enrico II il Santo – Corrado II il
Salico – Enrico III il Nero – Lottario III il Sassone.
Chiedo scusa per i punti
interrogativi, ma ho ricavato il testo da una foto. Comunque se ci andate non
penso che abbiano spostato la pietra, di diversi quintali di peso.
Io ritengo che se qualcuno si
è preso la briga di incidere sulla pietra questo testo, si basava su documenti che
non si può avere inventato.
Perciò anche la patria di Don
Giovanni Carnevale, Capracotta, che oggi fa parte del Molise, ma si trova a
Nord del Trigno, è stata sotto l’imperatore dei Franchi e dei Longobardi.
domenica 22 maggio 2022
Presentazione del nuovo divertente libro del Dott. Silvio Natali
lunedì 9 maggio 2022
L'arco a sesto acuto del criptoportico di Urbisaglia: quando è stato costruito?
Riporto quanto Wikipedia riporta a proposito della nascita in Europa dell'arco a sesto acuto o sassanide, tecnica sconosciuta dai romani:
Da Wikipedia:
Architettura gotica
stile architettonico
L'architettura gotica è uno stile architettonico, fase dell'architettura medievale europea, caratterizzato da particolari forme strutturali ed espressive, in un periodo compreso fra la metà del XII secolo e, in alcune aree europee, i primi decenni del XVI secolo.
Diversamente da quanto avvenne per l'architettura romanica, definita policentrica e senza una regione europea che si possa definire come più rappresentativa, è invece quasi possibile identificare una località e un "padre" dell'architettura gotica. La ricostruzione del coro dell'abbazia di Saint-Denis, vicino a Parigi, iniziata nel 1137 e terminata nell'anno 1144 per opera dell'abate Suger, è infatti generalmente considerata come la data di inizio di questo stile, che da lì a poco si diffonderà prima nelle diocesi dell'Île-de-France e poi nel resto della Francia, in Inghilterra, nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando resistenze significative solo in Italia. Uno stile consapevolmente diverso da quello precedente, caratterizzato dall'uso intensivo di tecniche costruttive già usate (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema coerente e logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici
lunedì 2 maggio 2022
Che delusione il convegno di Spoleto su "I FRANCHI"!
Al convegno di Spoleto su "I FRANCHI" abbiamo inutilmente chiesto agli oratori quali fossero le motivazioni della "nomenclatura" delle Università per considerare falso il documento con il quale Angilberto descrive la costruzione della "Seconda Roma" da parte di Carlo Magno.
Di seguiti riportiamo il brano in questione tratto dal libro del Prof. Giovanni Carnevale: LA SCOPERTA DI AQUISGRANA IN VAL DI CHIENTI.
Dove va rifiorendo l’Urbe, la “seconda Roma”
coi suoi grandiosi edifici,
e tocca le stelle con le sue cupole
emergenti al di sopra delle mura,
Carlo Magno, in piedi sulla sommità dell’ARX,
indica da lontano i siti delle varie costruzioni
e fissa il perimetro della “futura ROMA”.
Lì ordina che ci sia il FORUM, e anche il SENATUS,
inviolabile per legge,
dove i senatori fissino i diritti del popolo,
si occupino delle leggi,
ed emanino ordinanze da rispettare come sacre.
Le maestranze lavorano alacremente:
chi ricava colonne da massi adeguati,
chi pensa a costruire l’ARX,
chi fa rotolare con le mani massi ingenti.
Scavano un PORTUS,
gettano le profonde fondamenta del THEATRUM,
coprono le costruzioni con alte cupole.
Altri rintracciano le sorgenti calde delle THERMAE,
recingono di mura i BALNEA
che ribollono per naturale calore,
fissano artistici sedili su gradini di marmo.
La fonte dell’acqua bollente non cessa di ribollire
e se ne spargono ruscelli in tutte le parti della città.
Altri altrove gareggiano nel costruire al Re Eterno
uno splendido TEMPLUM, di imponenti dimensioni,
e il sacro edificio si innalza verso il cielo con eleganti mura.
Lontano una parte del popolo sta in alto,
e con entusiasmo colloca massi sulla sommità del colle,
cementando i marmi con un impasto ‘a sacco’ di calce.
Un’altra parte sta dislocata lungo i gradini,
accogliendo volta a volta i carichi dei portatori
e fornendo il materiale alle mani impazienti dei costruttori.
Altri si caricano blocchi sulle spalle
o ne fan rotolare verso le mura.
Qua e là c’è chi, con la testa piegata a terra,
depone dalle spalle enormi fasci,
fiaccato dal peso gravoso. I carri stridono,
un confuso rumorio sale al cielo.
È tutto un gridare,
tutto un rimescolarsi di voci e rumori nell’URBE.
Vanno e vengono gli alacri portatori,
sparsi qua e là per l’URBE,
gareggiano nell’ammassare il legno
per la superba ROMA. Altri altrove preparano armi,
fabbricano utili strumenti appuntiti
con cui si possano scolpire i marmi, segare i massi.
Fervono i lavori …

