sabato 3 gennaio 2026

E' un invito del prof Enzo Mancini a studiare, per poi giudicare con competenza le persone!

 

Nazareno Strampelli
 
    Nel pomeriggio del 2 gennaio 2026 Rai 3 manda in onda un docufilm su Nazareno Strampelli, nato a Crispiero nel 1866, vicino Camerino, morto nel 1942.                                                 
    Pochi maceratesi ne hanno sentito parlare. Forse lo conoscono di più all’estero. Lo presentano come agronomo e genetista; da studente non conosceva Gregorio Mendel: prima del 1900 non lo conosceva nessuno. Eppure riuscì a raddoppiare e anche triplicare la resa dei campi nella produzione di grano. Le sue strategie, il suo “know how”, furono poi imitate e applicate anche in altri campi della produzione agroalimentare. Per esempio in Cina col riso.            Se oggi sul pianeta Terra poggiano i piedi 8 miliardi di individui della specie Homo Sapiens Sapiens è principalmente merito di quest’uomo. Senza Nazareno Strampelli saremmo meno della metà. Non è una esagerazione, anzi è una stima per difetto. Se pensate che esagero studiate bene la storia di Strampelli e poi mi direte.
     Scommetto che la sua storia la conoscano poco anche all’Università di Camerino, di Macerata, di Urbino. Perché in questi atenei la Storia è maltrattata assai.                                                
    Altrimenti i relativi professori non farebbero convegni e pubblicazioni per dire che la teoria di Giovanni Carnevale sulla vera Aquisgrana è: “un clamoroso abbaglio che ha determinato una narrazione antistorica e partigiana”    
    Questo senza portare argomenti che somiglino a prove, poggiando solo sullo “status quo” della storiografia ufficiale. 
    Ma si sono resi conto questi signori che il professor Carnevale poggia la sua teoria su prove documentali, archeologiche, geologiche, climatologiche o semplicemente logiche? 
    Come vuole il guru della storiografia moderna Marc Bloch in “Apologia della Storia”.
     Ora io mi spiego l’atteggiamento del professor Florian Hartmann, ordinario alla RWTH Aachen University, che vanta fantomatici documenti in cui si attesta che Aachen è la vera Aquisgrana carolingia. 
    Cicero pro domo sua. Però non dice né cosa dicono né dove si trovano questi documenti, né di che epoca sono né quanto siano attendibili.
    Non mi spiego invece l’atteggiamento di professori di Camerino, di Macerata, di Urbino, pensionati o in attività,  contrari per partito preso a don Carnevale.                                          
    C’è qualcosa che non quadra.
     A proposito, questi giorni ho letto casualmente che Aachen è diventata sede episcopale solo nel 1930. Prima faceva parte della diocesi di Liegi. 
    Prima di quella data la chiesa di Aachen non poteva nemmeno essere chiamata cattedrale o duomo, perché il vescovo non ce lo aveva.         
    Ma come poteva la capitale dei Franchi non avere neanche il vescovo? Invece a Pausulae, cioè a san Claudio al Chienti, il vescovo c’era, documentato dal 465. 
    Ora la sede è soppressa ma è titolare della cattedra monsignor Mauro Lalli.                                        
    Circa 10 km in linea d’aria da san Claudio, a Urbisaglia, il vescovo c’era, documentato dal 499. Ora è anch’essa sede soppressa: ne è titolare monsignor Georg Ganswein, ex segretario di papa Ratzinger.
    Per chi le capisce queste sono prove, non i suoi improbabili documenti, professor Hartmann.  
    Mi scusi la curiosità, ma lei è parente del protagonista di “ Full metal Jacket” ?
 
Mancini Enzo 2 gennaio 2026

venerdì 19 dicembre 2025

L'alterigia delle Università italiane non conosce limiti. Tutti devono ritenere vero quanto dicono. Nel gruppo dei "saggi", certificati dall'Università di Camerino, viene aggregato come "storico" un relatore che ha scritto dei libri su Aquisgrana in Val di Chienti con il Prof. Giovanni Carnevale, ed ora rinnega quanto ha scritto!

 

18 dicembre 2025
 
Mi trovavo già a Santa Maria in Selva, comune di Treia, quando, incoraggiato della bella giornata, ho girato il volante verso Camerino. Sapevo che alla sala conferenze “Carlo Urbani” dell’Università si sarebbe parlato di San Claudio al Chienti.
In particolare mi interessava ascoltare un relatore presentato come  “storico”. Mi chiedo come abbia meritato questo titolo. Forse lustrando le scarpe al professor Carnevale quando qualche anno addietro introduceva le conferenze del vecchio salesiano? Mi avevano avvisato che aveva cambiato parere, ma volevo sincerarmene personalmente. Purtroppo sono arrivato tardi, mentre parlava il prof. Materazzi, che ho ascoltato volentieri. Meno volentieri mi sono sentita l’erudita esposizione del prof. Catani; quanto al prof Doti è stato così sintetico che non ci ho capito molto. Visto che avevo fatto il viaggio, per saperne di più, mi sono preso una copia della “monografia” su san Claudio al Chienti a cura di Gilberto Pambiachi.
 
Leggo nella prefazione a pagina 9  di questo libro: ” I quattro saggi che lo compongono hanno il merito di smitizzare certa letteratura locale, fiorita attorno ad un clamoroso abbaglio che ha determinato una narrazione antistorica e partigiana, che voleva vedere in questo insediamento la vera Aquisgrana, questione ormai ampiamente chiarita e su cui non serve tornare … Ma il merito più importante di questo studio è quello di aver messo la ricerca e la vera conoscenza al centro delle questioni”.
 
Parole chiare, da incidere su pietra. Mi sono detto: questi hanno risolto l’enigma che il professor Carnevale mi aveva proposto, dicendomi che fra quelle antiche mura, dove da bambino facevo il chierichetto, 1200 anni prima l’imperatore Carlomagno riuniva la sua corte. Vado avanti nella lettura speranzoso di trovare le prove che smascherano definitivamente don Giovanni Carnevale.
 
Cerco nel saggio di Scoccianti: niente. Leggo Materazzi che avevo ascoltato: nulla. Leggo l’erudito saggio di Catani: nemmeno l’ombra. Con l’ultima speranza cerco nella parte del prof. Doti: idem cum patate.
 
Ora mi chiedo: sono io che non capisco queste prove perché sono invecchiato? Infatti le argomentazioni di Giovanni Carnevale le capivo molto meglio. Quello che capisco bene è che questa pubblicazione, per la quale sono stati stanziati dei fondi dell’Università di Camerino, il succo del discorso è quello già sentito in altre occasioni: “ Giovanni Carnevale ha preso un clamoroso abbaglio perché lo diciamo noi”. 
 
Mi ricorda qualcosa che diceva il Marchese del Grillo; non mi ricorda per niente il pensiero di Galileo Galilei sul metodo scientifico. Questo per un ateneo scientifico è un grosso problema.
 
Mancini Enzo 19 dicembre 2025

giovedì 4 dicembre 2025

E' INIZIATO IL DEPISTAGGIO SULLA SEPOLTURA DI OTTONE III?

 




Lapide di OTTONE III
 
Nel mio “ La barba fiorita” ho scritto che i Nazisti che vennero a san Claudio al Chienti nel 1944 forse non tornarono a casa loro a mani vuote, lasciando intendere palesemente che si potrebbero aver preso la mummia di Ottone III.                                                                                   Era stata trovata nei lavori di ristrutturazione del 1926, voluti dall’arcivescovo di Fermo Carlo Castelli, “ante altare” della chiesa inferiore. Solo che allora che erano i resti di Ottone III  probabilmente il parroco don Giovanni Michetti  non lo sapeva. Ce lo ha fatto capire, a noi della val di Chienti, don Giovanni Carnevale. Ma sono convinto che i Tedeschi nel 1944 lo sapevano benissimo.                                                                                                                                         Ne “La barba fiorita”  ho scritto che temevo che prima o poi questa mummia sarebbe ricomparsa in Germania. Per ora non è stata tirata fuori. Però se andate su Wikipedia e cliccate “Ottone III”  e fate scorrere in basso il cursore trovate, ora, 2 dicembre 2025, la foto di una lapide posta nel 1834. Cosa è scritto nella didascalia? “Tomba di Ottone III nella cattedrale di Aquisgrana”. Siccome a San Claudio questa lapide non c’è è chiaro che si intende Aachen. E allora? Siamo noi fautori di Giovanni Carnevale che ci inventiamo le “FAKE NEWS”?             Siamo noi i terrapiattisti? Giro la domanda agli accademici italiani che si proclamano seguaci di Marc Bloch, se si degnano.                                                                                                         Ma più che dagli italiani assuefatti alla subordinazione,  mi aspetto un aiuto dai tedeschi interessati alla verità sulla loro storia. Dai francesi non mi aspetto nessuna collaborazione, visto quello che ha combinato quel rinnegato di Napoleone Bonaparte. (Depredò l’Italia di opere d’arte e documenti).
 
Mancini Enzo    2 dicembre 2025   Macerata

venerdì 28 novembre 2025

PAUSOLA dalla TAVOLA PEUTINGERIANA

 DOVE SI TROVA IL BRONZETTO DI AFRODITE TROVATO NELLA CITTA' DI PAUSOLAE?

 Pausulae
 


TABULA PEUTINGERIANA: Segmento IV Est



PAUSULAE - SAN CLAUDIO AL CHIENTI (MC)

   Il nome degli abitanti di Pausulae - Pausolani - è incluso nell'elenco pliniano dei municipi romani della regio V (Nat. Hist. III, 111), mentre nel Liber coloniarum compare solo l'aggettivo Pausulensis (226, 257). 
   Ad oggi, l'unico elemento incontrovertibile che conferma l'identificazione del municipio nei pressi della chiesa di San Claudio al Chienti, è il rinvenimento di un frammento epigrafico recante l'etnico [Pau]sulan[i].
   Il centro sorse nella bassa valle del Chienti, sulla riva sinistra del fiume di cui sfruttava un terrazzo fluviale; le fonti itinerarie segnalano l'abitato in relazione alla viabilità regionale lungo la quale si collocava: una direttrice difatti partiva da Asculum e, passando per Pausulae, raggiungeva Potentia (Rav. IV 31; V 1), mentre un secondo percorso la collegava a Firmum (Guido 69, 12). Altre notizie in merito, seppure imprecise, vengono desunte dalla studio della Tabula Peutingeriana (V, 4), nella quale il municipio viene collocato a XIIII miglia da Asculum e VIII da Potentia, misure queste che tuttavia non sono conformi al reale.
   La storia dell'insediamente sembra poter iniziare già con una precoce presenza coloniale romana, da riferirsi alle deduzioni viritane attuate nel 232 a.C. a seguito della lex Flaminia. Tale dato, oltre che dai reperti, sembra poter essere ricavato dal differente andamento tra l'impianto urbano e l'organizzazione agraria del territorio: l'impianto centuriale, infatti, correva parallelo e ortogonale rispetto al corso del fiume, mentre gli assi urbani sembrano seguire altre logiche, di certo più antiche rispetto alla centuriazione, datata ad epoca triumvirale.
   La documentazione pertinente all'abitato è tutt'ora esigua: dalle epigrafi - a maggioranza di carattere funerario - si apprende che gli abitanti furono iscritti alla tribù Velina, mentre nulla trapela sulla struttura amministrativa della città.
   L'area urbana era circondata da una cinta muraria, del cui perimetro tuttavia oggi non rimane nulla, nonostante l'estensione di cospicuo materiale fittile ne possa individuare approssimativamente i limiti (anche grazie allo studio della decumentazione fotografica aerea).
   In passato, scavi ad est della chiesa hanno portato in luce un mosaico geometrico in tessere bianche e nere; indagini recenti, invece, hanno permesso l'individuazione di strutture in opus testaceum, che davano su di una strada con orientamento sud/ovest nord/est, mentre nel settore occidentale sono venuti in luce una fila di pilastri, inerenti ad un portico decorato da intonaci dipinti. Le fasi finora documentate dalle indagini, attestano una frequentazione della struttura dal I sec. a.C. fino al II d.C.
   L'ultima notizia pertinente all'abitato, la ricaviamo dalla citazione di un vescovo, un certo Claudius, Episcupus Pausulanus, che partecipò al concilio tenuto dal ponteficie Ilario nel 465 d.C., e dimostra come ancora nel V sec. Pausulae fosse una realtà viva, tanto da ospitare una sede vescovile.
  Dal territorio proviene invece un dolium con iscrizione latina del III sec a.C. e recante l'abbreviazione di due elementi onomastici riferibili a persone diverse; in località Santa Lucia di Morovalle è stato rinvenuto un  thesaurus (tesoretto monetale) sempre del III sec. a.C. all'interno di un cilindro in pietra con dedica ad Apollo  (CIL IX 5803) che ha fatto ipotizzare l'esistenza di un santuario dedicato alla divinità; lungo la strada per Montelupone, in località   Cervare di Morrovalle, è riconoscibile il nucleo in opus cementitium di un monumento funebre del tipo a torre che anticamente si trovava collocato lungo la direttrice che da Pausulae gingeva a Potentia. Infine in località Antico, resti di decorazioni fittili hanno fatto pensare alla presenza di un edificio di culto in questa zona, e in località Massaccio resti di una villa con pavimentazione a mosaico sono stati portati in luce.
   Da menzionare invece, tra i reperti provenienti dal sito della città, il bronzetto di Afrodite databile al I sec. d.C.

mercoledì 26 novembre 2025

Processo del cadavere, del Papa Formoso.


 Solo un evidente potere politico, economico e militare dell'imperatrice Ageltrude, (ha costruito l'abbazia di Rambona) ha potuto permettere una azione simile.