giovedì 11 giugno 2015

Ulteriori informazioni sul libro di Giuliana Poli: Le Figlie del Sole

                       

                                   Dopo l’Antro della Sibilla e le Sue Sette Sorelle
                                                      in uscita
                                          Il nuovo Libro di Giuliana Poli

Le Figlie del Sole, dalla Sibilla ai culti solari matrilineari,Edizione XPublishing, Roma,2015, pagg. 170.

         allegato alla rivista Fenix  di Giugno
               
BOOK TRAILER: 

https://www.youtube.com/watch?v=2PhSt7w7LCQ&feature=youtu.be


Il Libro: Le Figlie del Sole di Giuliana Poli è il secondo volume sulla Sibilla Appenninica che esce dopo l’Antro della Sibilla e le sue sette Sorelle che troverete a seguire su Fenix di Luglio in ristampa. Questo nuovo saggio ha uno “sguardo” che va oltre il mero territorio dei Monti Sibillini studiato a fondo in un contesto più ampio e profondo. Dai Veda Indiani (VII/V a. C) passando all’ideologia Greco-romana e soprattutto etrusca, questo libro si propone di ripercorrere l’antico culto della Sibilla Appenninica e le Sue Sacerdotesse allargandone gli orizzonti di spazio e tempo. Interessante come Giuliana Poli, una delle poche scrittrici della Tradizione più autentica, abbia ricucito insieme il Tutto partendo dall’originario Uovo Cosmico. Con Le Figlie del Sole, la Poli restituisce al femminino sacro la più alta aristocrazia spirituale come la magia del cerchio solare nei suoi tre aspetti. Importante il collegamento delle antiche origini italiche con gli orientali Pelasgi, con il mito troiano e gli Etruschi. Cosa hanno in comune le Marche, la Valle d’Aosta e la Sicilia? Molto “forte” l’unione della Sicilia della Venere Ericina con le Marche. Perché poi l’Italia è vera terra dei misteri? Affascinante la teoria della Poli sul perché I Cavalieri d’oltre Alpe ricercano le proprie origini  sui Sibillini ma lascerò il disvelamento ai lettori. Interessante inoltre l’ambivalenza dello scrivere della Poli che al saggio alterna un modo di scrivere più aulico e poetico che “parla” direttamente alle forme archetipiche più profonde dell’uomo.


L’Autrice: Giuliana Poli, giornalista, scrittrice ricercatrice . Dopo la laurea in giurisprudenza diventa giornalista e scrittrice studiosa di tradizioni arcaiche e corrispondente di testate giornalistiche e televisive. Collabora con Mario Polia al libro "Tra Sant'Emidio e la Sibilla" Forni Editore, Bologna, 2004. Nel 2008 a Napoli con Controcorrente Edizioni esce il suo primo libro "L'Antro della Sibilla e le sue sette Sorelle" " dove da una storia narrata da una anziana dei Monti Sibillini elabora l’idea che intorno al Monte Sibilla sette chiese dedicate alla Vergine Maria riproducono in terra la Costellazione della Vergine celeste un successo che apre un esteso dibattito culturale oggi in ristampa. Sta per essere distribuito in Italia il suo ultimo libro "Dio è Femmina?" Finis Terrae, Lugano 2014. Presentatrice di eventi culturali importanti è stata oggetto di vari riconoscimenti come Donna dell'Anno 2011 e la nomina onoraria e cattedratica dell'Accademia Tiberina nel 2013 per il suo operato sul recupero delle tradizioni, sul mito e le ritualità arcaiche. Addetto stampa della Ferenc Listz international Society.
Il suo modo di scrivere "iconoco" ed "eclettico" colloca Giuliana Poli come una scrittrice "Terra di mezzo" tra la Scienza e la Ricerca di frontiera nel mondo del sacro dove risiedono gli archetipi. Le sue opere sono un atto immaginativo singolare ed ineguagliabile, un ponte tra due grammatiche: la logica dalla forma saggistica "precisa e puntuale" nelle fonti e il linguaggio metalogico dalla tonalità evocativa, lirica, che và oltre la parola, poiché come Lei stessa afferma: "L'apparente non senso stimola la mente a trovare soluzioni".
Donna estremamente pratica che si distingue anche nel mondo della comunicazione d’impresa e nelle relazioni esterne forte della sua cultura e studiosa della tradizione  che utilizza per un approccio evoluto al business. Responsabile della Comunicazione, addetto stampa e relazioni esterne della IECSME (Indo-European Chamber of Small and Medium Enterprises) e  del CAD.  Responsabile  delle relazioni esterne e comunicazione per lo sviluppo internazionale di Eplatform. Iniziativa che oltre al business web e-procurement rappresenta un fatto culturale innovativo.

mercoledì 3 giugno 2015

"Le Figlie del Sole" l'ultima pubblicazione di Giuliana Poli, amica della nostra Associazione











Le Figlie del Sole di Giuliana Poli è il secondo volume sulla Sibilla Appenninica che esce dopo l’Antro della Sibilla e le sue sette sorelle che sarà a breve ristampato. Questo nuovo saggio ha uno “sguardo” che va oltre il mero territorio dei Monti Sibillini studiato a fondo in un contesto più ampio. Dai Veda Indiani (VII/V a. C) passando all’ideologia Greco-romana e soprattutto etrusca, questo libro si propone di ripercorrere l’antico culto della Sibilla Appenninica e le Sue Sacerdotesse allargandone gli orizzonti di spazio e tempo. Interessante come Giuliana Poli, una delle poche scrittrici della Tradizione più autentica, abbia ricucito insieme il Tutto partendo dall’originario Uovo Cosmico. Con Le Figlie del Sole, la Poli restituisce al femminino sacro la più alta aristocrazia spirituale come la magia del cerchio solare nei suoi tre aspetti. Importante il collegamento delle antiche origini italiche con gli orientali Pelasgi, con il mito troiano e gli Etruschi. Cosa hanno in comune le Marche, la Valle d’Aosta e la Sicilia? Molto “forte” l’unione della Sicilia della Venere Ericina con le Marche. Perché poi l’Italia è vera terra dei misteri? Affascinante la teoria della Poli sul perché I Cavalieri d’oltre Alpe ricercano le proprie origini  sui Sibillini ma lascerò il disvelamento ai lettori. Interessante inoltre l’ambivalenza dello scrivere della Poli che al saggio alterna un modo di scrivere più aulico e poetico che “parla” direttamente alle forme archetipiche più profonde dell’uomo.

mercoledì 27 maggio 2015

IBAN del CENTRO STUDI SAN CLAUDIO AL CHIENTI

Per semplificare il rinnovo della tessera del Centro Studi San Claudio al Chienti e le Vostre gradite elargizioni per la nostra sopravvivenza, Vi comunichiamo il nostro IBAN :
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martedì 26 maggio 2015

Da "Cronache maceratesi": La ricerca di Carnevale e Antognozzi: “La Sindone a Corridonia per 5 secoli”




«La Sindone è stata conservata per 5 secoli a Corridonia». A dirlo sono don Giovanni Carnevale studioso salesiano famoso per la sua tesi secondo la quale Aquisgrana è a San Claudio di Corridonia e Domenico Antognozzi, con lui membro del comitato San Claudio e suo sostenitore. A spiegare quali sono gli elementi che portano alla sorprendente affermazione sono gli stessi autori della ricerca.

«Il discorso sulla realtà storica della Sindone – spiegano – diventò particolarmente intricante quando nell’esposizione fatta a Torino il 28 maggio del 1898, l’immagine dell’insigne reliquia si rivelò il negativo della foto scattata da un fotografo dilettante, l’avvocato Secondo Pia. Da allora la Sindone è stata oggetto delle più svariate indagini storico-scientifiche che ne riguardavano l’autenticità. La Sindone nei primi secoli del cristianesimo aveva viaggiato in diverse località dell’oriente cristiano. Nell’ VIII secolo se ne persero le tracce a Costantinopoli e di essa non si seppe più nulla fino a quando, nel XIIII secolo, ricomparve a Chambéry in Francia. E’ solo menzionata nel Liber Pontificalis della Chiesa Romana relativo a papa Stefano II (752-757), che nel 753 portò in solenne processione l’acheropsita, termine di origine greca il cui significato è “non fatto da mano umana”: «in uno di quei giorni, il santissimo pontefice con gli altri sacerdoti, a piedi scalzi, la testa cosparsa di cenere, lui e tutto il suo popolo, uscì con molta umiltà, litaniando e portando sulle sue stesse spalle l’immagine del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo, che è chiamata acheropsita e pervenne alla chiesa della santa Madre di Dio, che è chiamata ad Praesepem. Di un’altra solenne processione con l’acheropsita si parla sempre nello stesso Liber Pontificalis relativo al papa Leone IIII (847-855)».

Al professor Carnevale ed al suo collaboratore Antognozzi, il periodo medioevale storicamente oscuro della Sindone appariva come coincidente al periodo anch’esso storicamente oscuro vissuto dalla valle del Chienti nell’alto medioevo.
«Ora – proseguono – forse ci sono notizie sufficientemente precise per dire che la Sindone abbandonò l’Italia dopo la celebrazione del Giubileo del 1300 per raggiungere la Francia contemporaneamente ai papi quando, nel 1307, la sede del papato fu portata ad Avignone. Le testimonianze riguardano personaggi di alto rilievo culturale: Dante Alighieri (1265-1321), Francesco Domenico Antognozzi Petrarca (1304-1374) e Frate Ugolino da Montegiorgio, contemporaneo dei due autori citati. Dante Alighieri nel XVIII canto dell’Inferno, riferisce che i romani di Roma nel 1300, quando si tenne il primo Giubileo della storia, per l’enorme afflusso di pellegrini, dovettero inventare il doppio senso di circolazione sul ponte che andava a Santo Pietro:
…. i Roman per l’esercito molto,
l’anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,
che dall’ un lato tutti hanno la fronte
verso ‘l castello e vanno a Santo Pietro;
dall’altra sponda vanno verso il Monte.

Francesco Petrarca nel XVI sonetto del Canzoniere conferma che i pellegrini raggiungevano Roma per veder effigiate le sembianze di Cristo che speravano di rivedere presto in cielo:
Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;
indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piú pò, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal cammino stanco;
et viene a Roma, seguendo ‘l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera:
cosí, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.

Ugolino da Montegiorgio, autore dei Fioretti di San Francesco, racconta che il Santo dalla valle Spuletina, insieme a frate Masseo raggiunse Roma in Francia. 
Rileviamo subito che i tre autori sono concordi nel dire che Roma era la meta dei pellegrini. Dante precisa ulteriormente che chi tornava indietro da Santo Pietro riattraversava il ponte in doppio senso di circolazione e andava verso il Monte. E qui sorge subito una prima difficoltà interpretativa: se Roma per i tre autori era l’antica Roma dei Cesari, i pellegrini, riattraversato il ponte, non potevano andare verso un vero Monte. Verso il “Mons aureus” potevano invece andare se Roma era la Roma picena, dove i papi si erano trasferiti dal tempo delle invasioni arabe del sec. IX e non à ancora chiarita la data del loro rientro. Sulla riva sinistra del Tevere a Roma non c’è un Monte. Sia Monte Mario che il Gianicolo sono sulla riva destra del Tevere, come pure San Pietro. Per Petrarca Roma è Roma senza precisare se è l’antica Roma dei Cesari o l’Urbs della valle del Chienti. Precisa solo che i pellegrini vanno a vedere l’immagine di Colui che sperano di rivedere in cielo. L’allusione alla Sindone pare indubbia e testimonia che l’acheropsita nell’anno giubilare del 1300 era esposta a Roma. Ugolino da Montegiorgio, scrisse i suoi Fioretti nello stesso periodo in cui Dante scrisse la Divina Commedia e Petrarca il suo Canzoniere. Ne citiamo alcuni passi: «…egli prendendo frate Masseo per compagno, prese il cammino verso la provincia di Francia…. e fatta orazione e presa la refezione corporale di questi pezzi del pane e di quella acqua, si levarono per camminare in Francia… e in questo parlare (di povertà) giunsono a Roma ed entrarono nella chiesa di Santo Pietro… (infine) diterminarono di tornare nella valle di Spulito, lasciando l’andare in Francia». La Sindone La sua testimonianza è la più interessante, la più chiara e completa delle tre. In poche parole Ugolino chiarisce il problema anche per la competenza che ha del territorio di cui è nativo. Per lui San Francesco e frate Masseo, risalendo l’appennino dalla valle Spuletina raggiungono Roma in Francia e di lì vanno a Santo Pietro. Non si può essere più concisi e chiari di cosi.

Conclusione: la Francia sta nel Piceno e Roma sta in Francia. Il castello a cui si riferisce Dante è il medioevale castello di Montolmo che sorgeva ove ora sorge il municipio di Corridonia. I pellegrini venivano a Roma nel Piceno, attraversavano il ponte di Urbisaglia e andavano a San Pietro di Corridonia, dove nel 1300 fu esposta alla venerazione dei fedeli la Sacra Sindone. Ancora oggi in qualche borgata di campagna gli anziani chiamano Urbisaglia Roma. Se qualche lettore avrà motivi chiarificatori o di contrapposizione alla tesi, saremmo lieti di ascoltarli e di produrre ulteriori elementi a riprova del fin qui detto».