martedì 10 febbraio 2026

Quale era la situazione nel nord della Germania nel VII e VIII secolo?

 La scoperta della villa di Vitruvio a Fano ci porta ad alcune considerazioni: l'Italia è disseminata di città romane,  in particolare le Marche hanno una presenza estremamente più numerosa rispetto a tutte le altre regioni italiane. 

Poiché la caduta dell'Impero romano non è avvenuta per una esplosione di una bomba atomica, che ha distrutto in maniera fulminea tutti gli edifici e la civile esistenza delle popolazioni, dobbiamo ammettere che dal V secolo  la realtà urbanistica e la vita sociale dell'Italia si è mantenuta per secoli quasi intatta, nonostante mancassero le funzioni imperiali che ne garantivano una efficiente manutenzione. 

L'unico evento estremamente disastroso per la vita sociale e la realtà urbanistica Italiana è stato quello della guerra gotica, che con la sua violenza distruttiva ha provocato nel Piceno distruzione, lutti e carestie. 

Neanche il successivo arrivo dei cosiddetti "barbari", incivili, ha causato una significativa distruzione degli edifici e della struttura sociale dell'Italia, ma i nuovi arrivati si sono adattati, anche se con arroganza, con le realtà locali, delle quali si sono serviti per iniziare il proprio cammino di civilizzazione. 

È in questa situazione storica che avviene l'arrivo di un gruppo di Franchi dall'Aquitania, in fuga dalla invasione degli arabi dalla Spagna. 

Questi profughi, accolti in una delle zone più disastrate dalla guerra gotica, le Marche, hanno creato una enclave definita dal Notker "Francia Antiqua".

Ci viene spontaneo chiederci: quale è la realtà civile, organizzativa, viaria ed architettonica nel nord della Germania nel settimo e ottavo secolo? Documenti descrivono la Germania del VII-VIII secolo una realtà estremamente primitiva, sprovvista di strade e città, un ambiente estremamente dominato da diffuse foreste e soprattutto privo di una seppur minima presenza di realtà architettoniche e di una vita civile ben organizzata. È quindi una realtà ben contraria a quanto avremmo dovuto aspettarci, se fosse realmente esistita Aquisgrana con il suo splendore e magnificenza

sabato 3 gennaio 2026

E' un invito del prof Enzo Mancini a studiare, per poi giudicare con competenza le persone!

 

Nazareno Strampelli
 
    Nel pomeriggio del 2 gennaio 2026 Rai 3 manda in onda un docufilm su Nazareno Strampelli, nato a Crispiero nel 1866, vicino Camerino, morto nel 1942.                                                 
    Pochi maceratesi ne hanno sentito parlare. Forse lo conoscono di più all’estero. Lo presentano come agronomo e genetista; da studente non conosceva Gregorio Mendel: prima del 1900 non lo conosceva nessuno. Eppure riuscì a raddoppiare e anche triplicare la resa dei campi nella produzione di grano. Le sue strategie, il suo “know how”, furono poi imitate e applicate anche in altri campi della produzione agroalimentare. Per esempio in Cina col riso.            Se oggi sul pianeta Terra poggiano i piedi 8 miliardi di individui della specie Homo Sapiens Sapiens è principalmente merito di quest’uomo. Senza Nazareno Strampelli saremmo meno della metà. Non è una esagerazione, anzi è una stima per difetto. Se pensate che esagero studiate bene la storia di Strampelli e poi mi direte.
     Scommetto che la sua storia la conoscano poco anche all’Università di Camerino, di Macerata, di Urbino. Perché in questi atenei la Storia è maltrattata assai.                                                
    Altrimenti i relativi professori non farebbero convegni e pubblicazioni per dire che la teoria di Giovanni Carnevale sulla vera Aquisgrana è: “un clamoroso abbaglio che ha determinato una narrazione antistorica e partigiana”    
    Questo senza portare argomenti che somiglino a prove, poggiando solo sullo “status quo” della storiografia ufficiale. 
    Ma si sono resi conto questi signori che il professor Carnevale poggia la sua teoria su prove documentali, archeologiche, geologiche, climatologiche o semplicemente logiche? 
    Come vuole il guru della storiografia moderna Marc Bloch in “Apologia della Storia”.
     Ora io mi spiego l’atteggiamento del professor Florian Hartmann, ordinario alla RWTH Aachen University, che vanta fantomatici documenti in cui si attesta che Aachen è la vera Aquisgrana carolingia. 
    Cicero pro domo sua. Però non dice né cosa dicono né dove si trovano questi documenti, né di che epoca sono né quanto siano attendibili.
    Non mi spiego invece l’atteggiamento di professori di Camerino, di Macerata, di Urbino, pensionati o in attività,  contrari per partito preso a don Carnevale.                                          
    C’è qualcosa che non quadra.
     A proposito, questi giorni ho letto casualmente che Aachen è diventata sede episcopale solo nel 1930. Prima faceva parte della diocesi di Liegi. 
    Prima di quella data la chiesa di Aachen non poteva nemmeno essere chiamata cattedrale o duomo, perché il vescovo non ce lo aveva.         
    Ma come poteva la capitale dei Franchi non avere neanche il vescovo? Invece a Pausulae, cioè a san Claudio al Chienti, il vescovo c’era, documentato dal 465. 
    Ora la sede è soppressa ma è titolare della cattedra monsignor Mauro Lalli.                                        
    Circa 10 km in linea d’aria da san Claudio, a Urbisaglia, il vescovo c’era, documentato dal 499. Ora è anch’essa sede soppressa: ne è titolare monsignor Georg Ganswein, ex segretario di papa Ratzinger.
    Per chi le capisce queste sono prove, non i suoi improbabili documenti, professor Hartmann.  
    Mi scusi la curiosità, ma lei è parente del protagonista di “ Full metal Jacket” ?
 
Mancini Enzo 2 gennaio 2026